alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

stereonotte

Alla fine poi si erano lasciati perché lavoravano entrambi fino a tardi. Lei faceva la barman in un locale che andava per la maggiore, poi era anche l’unico decente della zona e tutti, giovani e meno giovani, andavano lì. C’era il pienone a cena, quindi gli avventori si spostavano di là nel discobar e arrivavano clienti da ogni dove. A parte la sera di chiusura si faceva sempre l’una o le due di notte, le tre o le quattro nel finesettimana, e con il fatto che il locale era fuori dal centro abitato nessuno si lamentava per il baccano. I proprietari erano amici dei carabinieri del posto, ma insomma non c’era mai stato nessun problema. E lei così non si poteva muovere da lì, anche se l’ambiente non era male e, dietro il bancone, ci stava volentieri.

Lui invece era una specie di musicista, una specie perché i musicisti non è che possono scriversi la professione sulla carta di identità a meno di non essere musicisti con i fiocchi, altrimenti ti imbarazza avere quel marchio lì che poi quando te lo vedono non sai come giustificarlo. Ma, di riffa o di raffa, anche lui lavorava fino a tardi, anzi più tardi, perché magari finiva una serata chissà dove e poi doveva poi ancora rientrare. Ma c’era un bar che rimaneva aperto tutta la notte, in cui i due si davano appuntamento. Erano amici del titolare, e trascorrevano quelle poche ore residue prima dell’alba seduti nella penombra con le facce distrutte dal tenore di vita, fino a colazione. E il giorno lo passavano nelle rispettive abitazioni a riposarsi e a fare altro, preparare esami per l’università, leggere, esercitarsi nelle attività preferite, migliorare la professionalità. Fare i cocktail, lei. Imparare pezzi nuovi, lui.

La notte di capodanno è stata l’apoteosi, potete immaginarlo. Lei ha lavorato fino alle cinque, lui ha staccato un po’ prima perché aveva trovato un ingaggio in un albergo frequentato da anziani, di quelli tutti vispi ma che oltre le quattro proprio non reggono. Ha smontato la sua attrezzatura, ha salutato i colleghi ed è andato ad occupare la panca del solito bar notturno ad aspettare lei, più sfinito del solito, in più vestito da suonatore da capodanno. Lei è arrivata che quasi albeggiava, con il trucco sfatto e conciata da barista da capodanno. Sono stati insieme per un po’, il solito cappuccino, e il proprietario del bar notturno, per festeggiare l’anno nuovo, ha scattato una foto alla coppia, o almeno a quello che ne rimaneva. Poco dopo sono andati a trascorrere qualche ora nell’auto di lui, con il riscaldamento acceso, ma si sono addormentati abbracciati all’istante. E al risveglio, guardandosi ciascuno riflesso nel disfacimento altrui, hanno capito che non si poteva andare oltre.

È sopravvissuta nel tempo solo la foto, che è rimasta appesa per tanti anni in quel bar da nottambuli, in una bacheca con i saluti votivi di tutti gli amici del locale. Tra tutta quella gente sorridente in eccesso e qualche bellezza locale ammiccante di alcool, non è facile notare un ritratto un po’ meno appariscente, con due teste appoggiate l’uno all’altra, ma non era amore, era solo stanchezza.

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