alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

stanze di vita quotidiana

È uno di quei in posti in cui non andrei mai da solo, non credo sarei in grado di orientarmi senza una guida. Non lo trovo un percorso strutturato e chissà perché non mi ricordo mai di guardare in basso e seguire le frecce sul sentiero colorato. Credo che il problema sia legato al fatto che si tratta di una simulazione domestica, l’impressione è quella di passeggiare in case altrui, una stanza dopo l’altra, il che costituisce la prima anormalità. Perché di norma nelle case degli altri entri solo se invitato, hai un ingresso – i genovesi in questo sono maestri, hanno l’ingresso con dignità di salotto quasi per limitare l’accesso agli ospiti in una porzione di appartamento minuscola ma attrezzata – e poi un corridoio, una cucina che dà sull’area living. Invece qui ti ritrovi – se non ti perdi – in una serie di soggiorni, quindi la sfilza di cucine, poi le camere da letto, poi addirittura gli uffici, le camerette. Il tutto arredato e sistemato con una maestria mai vista altrove.

Sono proprio bravi, quelli lì, si vede che gli insegnano il marketing e la cura degli interni in Svezia. Perché vedi ambienti in cui ti fermeresti subito, io mi metterei il pigiama e mi sdraierei nella mia cameretta preferita – fossi un ragazzino, eh, non crediate che lo farei adesso da grande – quella con il soppalco, è il mio sogno che non sono riuscito a trasferire a mia moglie. Rifare i letti là sopra non è il massimo, ha ragione lei. Ma la cosa paradossale è che ti ritrovi in queste stanze perfette e pronte all’uso e che magari hanno pure una finestra vera ed ecco dov’è l’errore, ecco dove gli svedesi non sono arrivati. Il contrasto tra la perfezione degli arredi e lo squallore là fuori, solitamente quelle show room sono immerse nel nulla a contorno di centri commerciali, nel migliore dei casi. Aree dismesse, detriti, accozzaglia di scorci suburbani nella normalità: a quello non hanno pensato, dall’alto del loro ingegno. Una razionalità la cui sintesi, una delle tante, si manifesta in quello strumento di tortura per vegetali grazie al quale sistemi una mela su una guida, schiacci quel disco comprensivo di lamelle e il frutto meccanicamente si trasforma in una gustosa pietanza pronta da servire ai tuoi ospiti, che staccano gli spicchi – tutti perfettamente equivalenti – uno per uno con lo stupore negli occhi e il massimo rispetto per la razza che detiene il primato del senso pratico e la supremazia di quello commerciale.

Ma questo non basta per essere indulgenti, perché anche acquistando in blocco quello che vedi in un minuscolo surrogato di abitazione in cui è stato ricreato l’habitat medio dell’uomo contemporaneo e poi la trasli nella stanza che devi arredare, alla fine stai certo che il risultato non sarà così. Sarà l’illuminazione? Saranno le stampe alle pareti? E non vi perdono neppure la spietatezza con cui inducete migliaia di persone ogni giorno a deambulare lenti e mesti uno appiccicato all’altro in quel labirinto di presunto feng shui, i maschi con le batterie semiesaurite che spingono carrelli e portano borsoni a tracolla colmi di bicchieri colorati e altri ammennicoli, le femmine inesauribili che si fermano ogni metro, valutano prezzi, compiono astrazioni, immaginano proiezioni del reale nel proprio bagno che prima o poi convinceranno il marito a cambiare, lo stesso che stanzia dietro di loro, smartphone in mano, rimpiangendo il riposo di cui avrebbe potuto pascersi a casa.  Il tutto tra bambini che si perdono, anziani che effettuano test comparati su tutte le poltrone dell’esposizione con la scusa di riprendere fiato, buontemponi che si sdraiano pure sui letti, si nascondono negli armadi, tentano di accendere uno dei numerosissimi elettrodomestici finti da esposizione o fanno battute su quei curiosi volumi in lingua rilegati, e ti chiedi se anche a casa loro, e non solo in questa specie di loft di tutti e di nessuno, sono così irresistibili.

Poi tutto finisce con il pin del bancomat alla cassa, il tuo bottino di cosucce di cui avresti fatto anche a meno, l’ultimo rigurgito di amore per il nord europa nel reparto dedicato ai prodotti tipici. E fuori il gelo che ti inghiotte, la coda per rientrare in tangenziale, la certezza che nessuno, in Svezia, trascorrerebbe mai una domenica pomeriggio di saldi all’Ikea.

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