alcuni aneddoti dal mio futuro

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alla ricerca del tempo perduto

Poveri perditempo, mi metto nei loro panni anche se non faccio grande fatica in giornate come questa, è venerdì e c’è il sole, e penso a quanta astinenza debbano praticare nella loro vita quotidiana e a quanto ostracismo abbiano subito nella storia dell’umanità e del mercato globale visto che a loro è dedicata una delle più celebri locuzioni intimidatorie. Una di quelle diciture standard che non attirano più l’attenzione perché siamo troppo abituati a leggerla o ascoltarla in un particolare contesto, quello degli annunci di lavoro o collaborazione, e non dubitiamo che il testo si concluda proprio con quella formula tanto che gli spazi dedicati alla ricerca di personale dovrebbero inserirlo di default in calce e offrirlo gratuitamente agli utenti, ammesso che applichino un costo a parola. E poi nessuno si è mai spiegato perché un perditempo dovrebbe candidarsi per una posizione in un’azienda che cerca collaboratori. Quale obiettivo spinga un pelandrone a cercare di fare fesso un datore di lavoro facendosi assumere per poi batter la fiacca impunemente. D’altronde c’è da chiedersi come si riconosca un perditempo a un colloquio. Portato al cazzeggio è una voce che nessuno scriverebbe mai sul suo profilo. Oppure, tra gli hobby e interessi, cose tipo “sviluppo di attività di social networking personale durante le ore di lavoro”, o dipingersi come “costretto a pause sigaretta ogni quarto d’ora causa dipendenza dalla nicotina”, “disponibile all’imboscamento nel lavoro in team”, “dotato di attività cerebrale rallentata”. Ora, immagino le vostre reazioni, tutti quanti starete pensando al vostro collega che lavora a bpm ridotti tanto che voi dovete sgobbare il doppio o a quante volte avete invocato Brunetta come deus ex-machina contro i dipendenti pubblici come voi ma che a differenza vostra si impegnano al minimo. Insomma, in tempi di messa in discussione dei diritti dei lavoratori e di disoccupazione ai massimi storici, pensare che chi cerca lavoro lo faccia per oziare da stipendiato e senza essere scoperto è oltremodo anacronistico, mettere i bastoni tra le ruote di una macchina già difettosa di per sé è un atto scellerato. C’è una vecchia battuta da musicisti, sapete, i musicisti sono persone con un senso dell’humour tutto particolare. Una band mette un annuncio: cercasi batterista, astenersi perditempo. Vabbè, torno al lavoro.

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