alcuni aneddoti dal mio futuro

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la dura legge del pop

Aiutatemi a sciogliere un dubbio: ma nella vita bisogna fare come i Police o come gli U2? Mi spiego meglio. All’apice della loro maturità artistica i Police hanno cambiato tutto, nel senso che, come sapete, non è che si sono sciolti, è che Sting è fuoriuscito per soddisfare le sue esigenze solistiche e poppettare quindi i Police hanno chiuso. Non sono esperto di calcio, ma è un po’ come una squadra con un ottimo allenatore e giocatori formidabili che, anno dopo anno, mette a segno successi a ripetizione. Scudetti, coppe, trofei vari. Quindi l’allenatore se ne va, o la società vende l’attaccante che con le sue realizzazioni ha portato in vetta la squadra, come se vincere troppo alla fine annoiasse i vincitori. Poi è successo che a Sting non è che sia andata male, anzi, ma il suo bisogno di autonomia e di pop è stato vissuto dai fans come un tradimento. Voglio dire, che bisogno c’è di cambiare quando le cose vanno bene? Ma vediamo come può essere da un punto di vista opposto. Gli U2 sono insieme da più di trent’anni, mi entusiasmavano agli esordi, considero Unforgettable Fire un capolavoro, ma dopo quello hanno iniziato ad annoiarmi. Ora, io non faccio testo, perché è proprio dal disco successivo che è cominiciato il loro successo mondiale. Gli U2 sono rimasti sempre uniti proprio per reiterare a ogni nuova uscita quel consenso di pubblico. La loro forza è in parte dovuta anche dalla loro unione, credo, il pubblico premia con una fedeltà senza precedenti l’idea di coesione che lasciano percepire dall’esterno. Ma è indubbio che siamo in molti a pensare “oh no, ancora loro” ogni volta che, a così tanti anni di distanza, esce un disco nuovo. Sempre uguali, Bono sempre la punta, The Edge sempre il gregario, gli altri due la stessa perfetta retroguardia ritmica. Chissà se le cose belle e intense è bene farle durare poco, e chissà cosa spinge chi raggiunge un massimo a provare a fare qualcosa di più, a rompere volontariamente equilibri perfetti, sapendo che le cose da quel momento in poi non solo non saranno più come prima, ma molto probabilmente peggioreranno.

6 commenti su “la dura legge del pop

  1. Mah, nelle serie TV secondo me basta sempre la prima stagione, dopodiché non si sa più cosa inventare per sfruttare il successo (eventualmente) ottenuto.

    Sting ha fatto grandi cose, anche solo per aver trovato un suo suono, che non facesse pensare subito ai Police e forse in questo ha svolto un ruolo determinante il non avere, all’inizio almeno, un chitarrista “enorme” come Andy Summers, per non parlare del sax/clarinetto/soncazzocheè. Poteva andare avanti da solo e l’ha fatto, e non so se sia più un’esigenza artistica quanto egocentrica, ma ha funzionato.

    Gli U2 sono come la Fenice, sono morti e risorti da un album all’altro, un po’ seguendo la moda, un po’ inventandosela forse, un po’ perché non sanno più che fare: cosa vuoi dire di nuovo dopo decenni di musica per sclare le classifiche? Certo è lodevole la loro coesione, ma con tutta la benificenza che fa Bono Vox, ci mancava che facesse lo str…o, ehm l’egocentrico ;^)

    E comunque hai citato le due band con i chitarristi più pop della storia. Ah, se non ci fossero delay e chorus…

  2. Hai una visione troppo chitarrocentrica della realtà 🙂 l’approccio degli U2 mi dà sicurezza nel futuro, quello di Sting voglia di migliorare anche se un po’ da opportunista. Voglio dire, è comunque facile fare Sting dopo che sei stato il cantante dei Police.

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