alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

modestamente

Nel settore in cui lavoro uno dei paradigmi è il “sì, sempre, subito” con cui ci si relaziona ai clienti, il che può anche risultare una strategia vincente. A rendersi disponibili con continuità sicuramente ci si guadagna la cieca fiducia di chi commissiona i lavori, che avrà la certezza di contare incondizionatamente su di voi, e su questo siamo d’accordo. Il problema è il subito. Lavorare di fretta è una condizione piuttosto normale nel mio ambiente, è la prima cosa a cui devi essere disposto quando vieni ingaggiato e te lo chiedono persino ai colloqui. La capacità di resistenza allo stress, che bene o male coincide proprio con l’attitudine a questi ritmi, vale più di qualsiasi skill, e lo stress consiste proprio nella predisposizione a gestire progetti con consegna dall’oggi al domani, dalla mattina alla sera stessa, da un’ora all’altra. Che non è una questione di fatica fisica, perché non è che ci venga richiesto di trasportare a mano centinaia di sacchi di cemento su per cinque piani di scale a tempo record.

Le lavorazioni svolte in un pomeriggio anziché in un paio di giorni, quello che si considera il tempo sufficientemente adeguato per trovare con la dovuta concentrazione la forma più adatta, scriverla, rileggerla a freddo almeno ventiquattr’ore dopo con la possibilità di apportare qualche modifica per limare i passaggi meno fluidi, mostrano comunque i loro limiti. Può succedere che lo standard si abbassi e i risultati, anche se si raggiungono, siano di qualità inferiore a causa della mediocrità o, peggio, della banalità del prodotto, come una maglia di lana che costa poco e che alla terza volta in cui la indossi si riempie di pallini e si sforma. Certo, può capitare che l’illuminazione ti giunga all’improvviso e questo improvviso sia qualche minuto dopo l’inizio dei lavori. Ma anche no. Ma sempre più mi si fa notare che questo tassello della filiera produttiva ha impatto pari a zero sul progetto complessivo, sia che si tratti di una figata o no. Qui non siamo l’Armando Testa, sento dire, e guardandomi intorno ci se ne rende conto. Ma se alla fine non cambia nulla, non c’è nessun valore aggiunto, nessuna ricaduta sull’economia, allora tanto vale fare le cose con più calma, almeno così mi risparmio l’esaurimento nervoso.

7 commenti su “modestamente

  1. non ho potuto fare a meno di ricollegare la tua riflessione al capitoletto “why do we strive for excellence when mediocrity is required” di Paul Arden che lessi tempo fa e che in realtà non offre (o forse non la ricordo io adesso) una risposta.

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