alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 16.09.13

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Christian Raimo, “I “precari” avranno mai una coscienza di classe?”: Precario dice in sé una condizione di debolezza, oggettiva e non soggettiva. Precario è una condizione deficitaria, semanticamente definisce per difetto rispetto a stabile. Precario è una parola onni-significante, in sociolinguistica si definirebbe un plastismo, ossia una parola talmente adattabile a tanti significati diversi da non essere più utile a dirci qualcosa. In questo senso la cultura del lavoro è oggi una questione più che una risorsa.

La Stampa, “Le scie chimiche, la leggenda di una bufala”: Il padre delle scie chimiche si chiamava Richard Finke: non era uno scienziato, né un esperto di aeronautica, non aveva nessuna competenza in ambito di spionaggio. Però si mise in società con un certo Larry Wayne Harris che aveva aperto un’ambiziosa ditta di consulenza contro gli attacchi terroristici (la LWH Consulting). Era il 1997: i due, per farsi pubblicità, cominciarono a spammare email in cui annunciavano l’imminenza di un attacco.

Mio nome è Marilia Bubic, “Settantotto”: Mio nome è Marilia Bubic. Io sa cucina. Io non ha bafi, io ha solo bella ombra di mia identità. Zerco marito.

Alessandra Daniele, “Stallo all’italiana”: Butta la pistola, o sparo alla bambina! – Non è mica una bambina – dice l’altro – avrà almeno tredici anni. E poi guarda com’è vestita. – Vuoi dire che se lo merita?

Crescere Creativamente, “Il primo compito”: Voi lo sapevate che i bambini vengono alla scuola primaria principalmente per fare il compito? La fatidica domanda è arrivata oggi dopo meno di un’ora di scuola: “Maestra ma il compito quando ce lo fai fare?” e io ridendo “Ma siete sicuri che volete un compito da me?

La Donna Camel, “Diamo i numeri”: Probabilmente sono uno dei primi passi evolutivi fondamentali per il miglioramento delle condizioni della specie, fin dai tempi primordiali. Ci sono resti che lasciano supporre che già 37000 anni fa si contava: erano solo alcune tacche su un pezzo d’osso ma la regolarità con cui furono incise è molto eloquente anche per noi, a così grande distanza di tempo.

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