fermati finché sei in tempo

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Quando qualche giorno fa si è diffusa la notizia della morte di Giorgio Faletti ho pensato che potesse essere un’idea ganza quella di scrivere un epitaffio su Facebook accompagnato da una foto recente di Peter Gabriel, sapete che c’era una forte somiglianza tra i due e che ciò era oggetto di scherno reiterato sul web. Ovviamente non l’ho fatto, perché esercitare la propria volontà su un’azione poco edificante o su qualunque stronzata a uno venga in mente e filtrarla con il senno dell’autocritica genera una soddisfazione e alimenta l’ego molto di più di una manciata di minuti di quella fama sul web che il battutismo compulsivo e l’ironia di twitter con cui i quotidiani stanno rapidamente smantellando la propria credibilità, dopo secoli di autorevolezza conquistata per merito dei grandi nomi della carta stampata, stanno assicurando a cani e porci, complice il pessimo gusto imperante. Scriveva giustamente qualcuno del rapporto perverso che sussiste tra i social media e i quotidiani on line. Son tutti lì a screditare il popolo del web e poi non c’è una notizia che non sia accompagnata dalle scuse su Twitter, il coming out si Twitter, i migliori fotomontaggi su Twitter, le parodie su Twitter con tanto delle varie sore cesire di contorno che stanno prepotentemente scalando le priorità delle fonti di informazioni e ora stanno persino superando in gradimento le gallery con gli animali che si addormentano o gli autogol più improbabili della serie C giapponese. Il mio impegno, e siete miei testimoni, è di non alimentare questo mercato trash ma di limitare la tracimazione contenutistica di cui l’Internet prima o poi sarà vittima a questo spazio, dove chi mi ama mi segue e tutti gli altri fanno clic e sparisco dalla loro visuale.

4 pensieri su “fermati finché sei in tempo

  1. a volte penso, estremizzando, che per usare i social network bisognerebbe introdurre qualcosa che fosse tipo l’equivalente di un esame di guida, una sorta di patente, ecco 🙂

  2. la tracimazione contenutistica (benedetta la tua facilità di parola) non è solo un problema della rete ma di gran parte dei cervelli umani, on e off line. dietro gli strumenti ci sono sempre le persone. poter dire di tutto a chiunque con un clic ha facilitato la comunicazione delle persone che hanno dei contenuti come delle persone assolutamente vuote (che prima dell’internet, fortunatamente, non avevano modo di comunicare il loro nulla).
    la rete è uno strumento democratico che ha sdoganato il vuoto e ha generato un sentimento di onnipotenza nei portatori di vuoto, costruito su un’attenzione mediatica, grazie ai social, che prima non si sarebbero mai sognati di attirare.
    non che prima del web i giornali, i libri o le stesse aule parlamentari fossero questo concentrato di contenuti (gli idioti ci sono sempre stati, ovvio), ma adesso è veramente troppo.

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