discorso sul metodo

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Ho lasciato giusto il latte nel bollitore senza accendere il fuoco sotto per controllare se la batteria del portatile era sufficientemente carica per un po’ di autonomia quando ho pensato che la vita moderna è costellata di azioni lasciate a metà – la colazione abbandonata sui fornelli – e dall’ossessione dei dispositivi portatili funzionanti, il portatile infatti era ko. D’altronde è una questione di metodo, è quello che oggi insegnano nelle scuole elementari e medie per far acquisire ai ragazzi la consapevolezza dell’ordine in cui svolgere i lavori da un inizio a una fine, perché sembra una sciocchezza ma la distrazione sembra essere uno dei mali del secolo e sono certo che un giorno ci estingueremo proprio per non aver portato a termine correttamente una consegna di quelle vitali e il nostro beneamato genere umano sparirà dalla faccia della terra. Come se gli uomini delle caverne si coricassero senza prima accendere il fuoco per tenere lontane le tigri con i denti a sciabola, per dire.

Le maestre cercano di far dividere agli alunni un problema da svolgere in una serie di passaggi per ridurne la complessità. L’esempio più sfruttato è quello della ricetta per il compimento della quale occorre completare fasi relative. Ci sono tutti gli ingredienti? E gli strumenti utili? E poi punto primo: prendi x grammi di farina, punto secondo metti l’uovo e il burro e così via, fino allo spegnimento del forno dopo il tempo necessario alla cottura. Oggi c’è una fase aggiuntiva che è quella della foto con lo smartcoso alla pietanza tutta imbellettata nel piatto, ma se non c’è sufficiente carica della batteria siamo daccapo. I dispositivi furbi e intelligenti non hanno pensato a tutta l’energia di cui hanno bisogno per eseguire le funzionalità con cui oramai ci hanno viziato. Non solo non ci sembra più anomalo tenere acceso un qualsiasi display alla luce del sole, ma portarci in tasca buona parte della conoscenza di miliardi di persone (anche di epoche diverse) ci ha reso dipendenti in termini mai raggiunti dalla nostra evoluzione.

Ma sul più bello c’è sempre qualcosa che si spegne perché la batteria è esaurita e non sempre è possibile trovare un rimedio. Gli spazi pubblici e privati sono pieni di persone che si guardano intorno alla ricerca di una presa di corrente, negli angoli in basso dei muri, nei pressi delle macchinette del caffè, vicino a un banale interruttore. Fioriscono le aree municipali dedicate alla ricarica, anche qui a Milano sono state allestite oasi di connettività alla rete elettrica in cui ti puoi sedere e allacciarti alla corrente, le riconosci perché sono quasi sempre occupate da persone senza dimora che si sono inventate servizi innovativi come il microonde da outdoor. Tu vai lì e con un euro ti fai riscaldare il tuo pranzo al sacco, una cosa utile anche se sei in pausa pranzo e vuoi mangiare un boccone all’aperto.

E anche lì la sequenza delle azioni da compiere è fondamentale: selezioni la funzione del forno a seconda dell’alimento, imposti tempo e temperatura se il modello è un po’ datato, aspetti quanto devi e il gioco è fatto. Se nel frattempo ti allontani perché ci sono altri task che richiedono un tuo intervento – una chiamata o qualunque cosa lasciata a metà come il latte sul fornello – sei finito. Addio qualità organolettiche. Tutto si trasforma in un pezzo solido dalle caratteristiche indistinguibili. Il mio consiglio è quindi  di mettere in carica tutto alla sera prima di coricarsi e di non soffermarvi a mettere per iscritto riflessioni di questo tipo mentre state preparando la colazione. Anche se ci vuole poco per entrambe le attività, è sempre meglio fare una cosa per volta. Ci vediamo dopo, ora vado a pulire il latte nel fuoco.

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