del mio meglio, vol. 1

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Mi piace quando vi vedo fare del vostro meglio. È una cosa che trascende l’impegno, la volontà, persino la disciplina alla quale sono così tanto affezionato. Mi commuovo quando fate del vostro meglio per piacere a chi vi interessa, passate ore a prepararvi e ad abbinare accessori per trasformarvi in una sintesi di quello che siete. Scegliete quelle che può rappresentarvi al meglio. Vi concentrate in un biglietto da visita di voi stessi fino a quando non decidete che siete pronti. Ci siamo, vi sussurrate allo specchio. E poi dentro, in un locale a fare del vostro meglio ballando per esprimere quello che siete e comunicare con la vostra danza i messaggi che secondo voi sono più adatti a essere recepiti. Le scarpe in tinta con la maglietta e dentro i piedi che si muovono a ritmo con questo e quel pezzo, il corpo che segue lo spirito della canzone e che diventa il principale richiamo. Un segnale in codice che giunge a destinazione, io ero un asso nel coglierlo, abilissimo nell’equivocarlo, grande esperto nel lanciarlo – in quanto provetto ballerino – ma inconcludente nel farlo recepire. È andata così, poteva andare peggio.

Mi piace un po’ di meno quando vi vedo fare del vostro meglio sul lavoro. Non che ami il pressapochismo, è che mi hanno stufato i vostri completi estivi business blu con le scarpe a punta, io d’estate non so mai cosa mettermi e finisco per sembrare uno di quelli che vogliono togliersi gli anni e apparire sempre giovani con le snickers. Va meglio invece quando date il massimo di voi con le persone anche se non vi è richiesto, se vi fermate a raddrizzare carte geografiche lette al contrario da turisti di culture rappresentate da ben altri alfabeti. Quando vi vedo fare del vostro meglio nel coltivare le relazioni, un chiamata anche veloce ogni giorno, giusto per far sapere che ci siete, che siete sempre al vostro posto e che le cose filano da remoto malgrado non le vediamo. Ecco, l’unico limite della distanza tra le persone è che ne leviga pesantemente l’immagine. Pensate ai vostri genitori se abitate lontano e quindi li vedete poco. Finite anche qui col riprodurre una sintesi di loro come quella a cui tendete prima presentarvi a chi non vi conosce. Una specie di compendio di affetti che alla fine risulta talmente stringato da ridursi solo alle cose belle. Fate del vostro meglio, continuate a farlo e mi sorprenderò ancora di fronte alla vostra tenacia, al reiterato non arrendervi, al farvi soverchiare dalla pigrizia di demordere e accontentarvi di risultati mediocri. Sempre che sappiate quale sia il vostro meglio, quello sempre migliore, per voi.

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