la prima di tutta una serie di vite di corsa

Standard

Finita l’era del collezionismo dei biglietti da visita, d’altronde sono i filtrini per gli spinelli a essere superati, chi ha a che fare con tanti clienti e fornitori o, comunque, quelli come me per cui gli incontri e le riunioni di lavoro sono all’ordine del giorno, insomma quasi tutti stiamo passando alla raccolta dei santini elettronici, meglio noti come foto-tessere da profilo LinkedIn. Ho guglato così anche Lara proprio oggi, ho stampato la sua foto 60 pixel per 60 pixel che è uscita come primo risultato e l’ho incollata nell’album che sono riuscito a mettere insieme da quando mi è venuta questa passione, andando anche a ritroso nella mia carriera professionale.

Ma dare volti ai nomi e viceversa con il caso di Lara non c’entra. L’ho vista la prima volta uscire di casa e finalmente ho capito che abita in quel palazzo tutto a spigoli bianco e azzurro, che fino ad oggi mi ha incuriosito per il tipo di arredamento che uno deve scegliere per vivere in un posto così, ma ora ha assunto tutto un altro significato. Lara è una specie di modella ed è per questo che ho accelerato il passo per capire se fosse la stessa persona con cui avevo avuto a che fare proprio qualche giorno prima. È letteralmente volata con le sue gambe lunghissime – Lara è altissima – dall’ingresso giù nella nella stazione della metro per poi lasciarsi inghiottire da un tornello prima e da un convoglio pochi secondi dopo. Lara poi un giorno mi ha detto che odia farsi vedere in pubblico perché non sopporta attirare gli sguardi delle persone, ed è per questo che quasi corre quando deve andare da un posto all’altro, così ho fatto finta di niente. Ancora meno sopporta di farsi fotografare e mettere la sua faccia su Internet, considerando che lo deve fare per lavoro. Vorrebbe essere una modella e basta ma, per permettersi di diventarlo, per ora fa quel lavoro che la porta a incontrare gente come me in anonime sale riunioni. La foto-tessera di LinkedIn è rara, per quello vale la pena di conservarla in un raccoglitore.

Lara ha una sorta di agente che l’accompagna lungo i canali più facili per avere successo nell’ambiente della moda, uno che ha persino le chiavi dell’appartamento di quel palazzo tutto a spigoli bianco e azzurro in cui vive, ma solo perché ne è l’effettivo affittuario. Mi ha raccontato anche che l’ultima volta è entrato senza nemmeno suonare il campanello, lei si stava tagliando le unghie dei piedi in mutande, con una gamba appoggiata sul lavandino del bagno che è la prima stanza che si vede entrando – e se poi uno tiene la porta aperta – e lui si è persino imbarazzato per la pratica naturale che non si addice a una professione artificiale come quel tipo di bellezza. Lara mi ha quindi chiesto qual è il modo corretto di cambiare le pile al telecomando della sua tv, se il più va con il più o, invece, occorre metterlo a contatto con il suo opposto. Che in effetti ha una sua logica, e mi è venuto persino il dubbio e così ho risposto che se fossi un artificiere con i fili rosso e nero e con la storia della polarità salterei in aria. Ho omesso però la storia dell’archivio fotografico delle persone che incontro per lavoro, non volevo sembrasse una scusa come a chiedere ti va di salire per vedere la mia collezione di foto di account manager.

3 pensieri su “la prima di tutta una serie di vite di corsa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.