serie 01, ep. 01

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Non sono nemmeno le sei del mattino e c’è già un paio di scarpe da donna abbandonate sul binario, nulla di valore se si trova ancora lì e poi c’è un sacco di gente che è favorevole all’abbigliamento usato ma le scarpe proprio no, le scarpe messe da qualcun altro alcuni non le indosserebbero mai. Hanno una vistosa zeppa e sarebbe più corretto scrivere che non sono nemmeno le sei del mattino e c’è ancora un paio di scarpe da donna abbandonate dalla notte prima. Difficile spiegare come siano andate le cose. A novembre, nei pressi di Milano, in piena notte, girare scalzi è sconsigliatissimo. Non sono nemmeno nei pressi di una panchina, qualcuno che si è comprato delle scarpe nuove e moriva dalla voglia di provarle, nel frattempo è arrivato il treno e, nella fretta di non perderlo, ha lasciato lì quelle vecchie. Potrebbe anche esserci una donna nuda invisibile lì sopra, nuda con le scarpe. A giudicare dalla foggia meglio così. Meglio che non si veda, voglio dire, trasmettono un gusto decisamente deplorevole. Ad ogni modo niente presagi, né belli né brutti. Oggi, nel giorno che nasce sotto il segno delle scarpe dimenticate su un binario, con una firma di quelle di cui mi ricorderò tutta la vita, mi libero finalmente di una casa che mi ha causato solo guai. Mi libero anche di un mutuo da centomila euro che ho sottoscritto perché, come ho già detto altrove, fondamentalmente ho fatto della gentilezza uno stile di vita. Ma mi libero anche del legame con due sorelle che come vedrete sono alle radici di questa storia, ne sono la causa scatenante ancor prima che pretesto narrativo. Io sono certo di aver ragione, di essere quello che ci ha rimesso, di ricoprire il ruolo della vittima. Con questo non voglio forzarvi a stare dalla mia parte ma non ho dubbi che, alla fine, sarete fieri di aver tifato per me. Indossate la maglia con i miei colori: signore e signori, ha inizio la finalissima.

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