nessuno giustamente rinuncerebbe mai a privilegi di questo tipo

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Quindi è ufficiale: a partire dal primo gennaio duemila e quindici il papà di Achille sarà in pensione. Non mi è ancora chiaro come sia riuscito a barcamenarsi tra tutte le riforme a cui è stato soggetto nell’ultimo periodo della sua vita lavorativa, Fornero compresa, ma alla fine è arrivato a destinazione. Il papà di Achille aveva vinto un concorso da divinità di secondo livello subito dopo il diploma da geometra ottenuto anche con un voto piuttosto alto, ma dopo solo un paio d’anni la sua perizia da autodidatta con cui smanettava sulle prime periferiche informatiche, in un momento in cui in quella specie di Olimpo che ospita gli uffici più altolocati – le cosiddette stanze dei bottoni – non c’era nessuno in grado di far funzionare quei primi calcolatori e le stampanti ad essi collegate, gli aveva permesso di far carriera e di attestarsi tra le figure più indispensabili, e quindi più influenti, di tutto l’apparato. Poi è andata come in tutti gli altri ambienti professionali, pian piano le competenze sui sistemi operativi e software si sono diffuse tra tutti i livelli, ma i tempi in cui il papà di Achille è riuscito a farsi attribuire tutti i privilegi riservati alle cariche più importanti – immortalità per sé e la sua famiglia, vitalizio all’altezza di un qualunque parlamentare dello stato, tessere e abbonamenti per entrare gratis ovunque e comunque, esoneri vari e auto blu – erano davvero altri tempi.

Senza contare che poi il papà di Achille aveva conosciuto proprio sul posto di lavoro la moglie, Teresa Tiziana, una zelante ragioniera con due nomi che tutti per semplicità chiamavano Teti nonché una delle ultime impiegate entrate nel palazzo unicamente per lignaggio e discendenza – suo padre era un pezzo grosso ma di un livello che non potete immaginare – condizione grazie alla quale erano riusciti a trasmettere al figlio Achille il privilegio dell’immunità totale, senza nemmeno correre il rischio di lasciare una parte del suo corpo alla nascita scoperta e a rischio di qualunque malattia, e non so se proprio la scelta del suo nome sia stata presa per analogia con il celeberrimo eroe dell’Iliade che godeva di simili concessioni.

Se so queste cose comunque è perché Achille era in classe con me alle medie nel suo periodo più turbolento, quando cioè i suoi genitori erano sul punto di separarsi, cosa che avrebbe dato luogo alla perdita di qualunque condizione di vantaggio per i discendenti della famiglia a partire da Achille. Ma Achille percepiva solo l’atmosfera anomala in casa, inducendolo a a sfogare i malumori domestici con i compagni. Potete immaginare cosa significa essere un ragazzo che ha voglia di menare le mani in una condizione di assenza totale di dolore fisico. Escludendo il sottoscritto, tutto sommato gli ero simpatico perché gli andavo a comprare le sigarette in quanto il tabacchino pensava fossero per mio padre e me le dava ugualmente e, a parte un paio di ceffoni una volta in cui avevo riso della sua salopette stravagante, non le ho mai prese da lui, dicevo che a parte me Achille ha “aspettato fuori” dalla scuola (si diceva così come minaccia) più o meno tutti gli studenti di sesso maschile e di tutti le classi, più un bidello, una volta, ma questo di nascosto. Fino a quando Achille si è stufato di questo stato di invincibilità. Lo avevo sorpreso persino una volta a piangere perché non sopportava il suo essere diverso, addirittura provocava i ragazzi più grandi e poi faceva finta di soccombere per auto-convincersi che non ci fosse nulla che non andava nella sua persona. Comunque poi è finita che siamo cresciuti tutti, Achille si è trasformato nella persona più pacifica che io abbia mai incontrato, i suoi genitori sono tornati insieme ma quasi subito, e ora che suo papà è in pensione non ho dubbi sul modo in cui trascorrerà la maggior parte del suo tempo.

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