non è difficile rubare in un’auto chiusa

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La storia della dichiarazione di intenti tutt’altro che amichevole sulla schiena del trench di Ian Curtis, diventata un pretesto di moda fai da te dopo il mediocre film sulla vita del cantante dei Joy Division di qualche anno fa, aveva già dato ispirazione a diversi modi per pasticciare cappotti e chiodo. Giorgio, che oltre alla cricca dei post punk faceva politica attiva, si era addirittura scritto Craxi ladro con il pennarello bianco indelebile ed è rimasto immortalato così in quella foto in cui è rimasto per scherzo. C’era una darkina con cui era stato molti anni prima ma si erano lasciati in un modo piuttosto rocambolesco, e da allora non l’aveva più vista. Poi l’ha notata in posa a fianco del poster del gruppo new wave che avrebbe suonato di lì a poco in quel posto dove ci vedevamo per ascoltare musica persino al sabato pomeriggio, con le scalinata neoclassica nel cortile su cui nelle serate meno fredde le coppie si facevano di tutto al buio con la musica dei Bauhaus che colava dalle porte dell’uscita di sicurezza a causa dello scadente materiale fonoassorbente, per quello poi di lì a poco quel posto ha chiuso e chi si è visto si è visto. Sua sorella le stava facendo una foto con lei in posa e lui è corso all’altro capo del poster e a tutti è scappata una risata, e quella foto è rimasta famosa e una copia sbiadita devo averla ancora da qualche parte. Era il poster di un concerto che ricordo bene perché avevo un cappotto lunghissimo e nero che avevo lasciato sul sedile posteriore nella macchina parcheggiata sotto la sopraelevata, non avevo scritto “Hate” dietro perché non volevo rovinarlo e costava un botto. Dopo il concerto sono tornato a prendere l’auto e il cappotto dentro non c’era più, ma le portiere erano comunque chiuse e non ho mai capito come sia potuto succedere.

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