il mattino ha loro, in bocca

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Fate attenzione alle t-shirt che dismettete. Oggi che le magliette sono una seconda carta d’identità, quindi un accessorio molto personale e legato al proprio modo di essere e al messaggio che volete comunicare al prossimo, risulta sempre un gesto encomiabile quello di lasciare capi di abbigliamento ai raccoglitori per i poveri o agli enti che poi li smistano a chi ne ha bisogno, il paradosso è vedere però un lavavetri con la maglietta dei Negramaro a bordo di uno dei primissimi treni dell’alba per il centro con alcuni membri del suo clan. Sono i più mattinieri, quelli che competono per vincere i posti più fruttuosi per chiedere soldi. Gli uomini praticamente in tenuta da spiaggia di seconda mano, con il caldo che fa è più che giusto, ma le donne vestono le tradizionali gonne-coperte o gonne-tende, quei tessuti che solo loro sembrano indossare con orgoglio. A quell’ora il convoglio è deserto, malgrado ciò c’è una ragazza cinese in minigonna che anziché accomodarsi su un sedile si accuccia sulle caviglie come fanno per riposarsi i protagonisti dei film di Zhāng Yìmóu, mentre attraversano a piedi le sterminate campagne della Cina e si fermano per cercare un po’ di ristoro per le membra. Quando passa l’uomo in divisa sono io quello a preoccuparmi più di tutti, è l’autorità che incute l’incertezza della nostra posizione alle nostre coscienze. La variopinta comitiva rom invece no, loro sanno distinguere perfettamente un poliziotto da un autista dei tram, cosa di cui dovrei accorgermi anch’io sebbene né io tantomeno loro stiamo facendo qualcosa di illegale. Mi ricorda il padre di un compagno di classe di mia figlia che interveniva alle occasioni di incontro con maestre e genitori sempre con i vestiti d’ordinanza della ATM nemmeno fosse un generale di corpo d’armata. Nel frattempo una coppia di mezza età, gli stessi che hanno auspicato un intervento di quello che anche loro hanno scambiato per un agente in servizio contro lo straniero presumibilmente irregolare della situazione, si lancia in una conversazione su argomenti talmente leggeri da farmi rivalutare la coppia di ragazzi stranieri poco più avanti, che invece non si rivolgono la parola perché probabilmente si rispettano di più. Poi però la giornata prende una piega inaspettata. Sembra infatti che marito e moglie si stiano recando a Sestri Levante a vedere una casa dove lui è nato e cresciuto fino all’adolescenza. Quella di tornare a rivedere le abitazioni del passato so essere una pratica che prima o poi coltiveremo tutti in futuro, dobbiamo solo darci il tempo di maturare il coraggio di farlo. Parlano dell’attuale inquilina che lo occupa, una donna dall’accento francese che soggiorna in una delle mete preferite dei milanesi con i soldi grazie a una di quelle rendite senza far nulla che tutti noi iniziamo a sognare da un certo punto della vita in poi. Ed è un peccato quando sale una specie di scolaresca in quell’età delle superiori in cui i maschi sono ancora ragazzini e le femmine hanno già svalicato. Mi circondano e mi fanno perdere il resto della storia. Mi devo accontentare di due tizi che non c’entrano nulla con il gruppo di gitanti – sono sensibilmente più grandi. Hanno notato la disparità tra i sessi e cercano ogni modo per farsi notare dalle ragazze con l’idea che, dovendo frequentare dei maschi così, non avranno difficoltà a fare colpo. Alla fine una signora intraprendente con una mossa azzardata si fa cedere il posto accanto al mio proprio da uno di quei babbionelli che si stanno facendo soffiare le ragazze. Accende un tablet e comincia ad allenare il suo inglese base con una specie di gioco illustrato. Compare un’anatra e sotto quattro foto tra cui indovinare, ciascuna con la traduzione in inglese corrispondente. Vorrei guastarle il divertimento suggerendole la risposta -io la so! io la so!- ma non faccio a tempo, era davvero troppo facile.

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