alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 23.07.15

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Luca Sappino, “Se le scarpe (tricolore) di Renzi gli pagano le campagne elettorali”: Spesso Renzi promuove quelli che lui considera simboli del Made in Italy, è chiaro, ma spesso i simboli scelti (che non sono certo gli unici, no?) si sono rivelati proprietà di supporter del premier: Farinetti è solo il caso più noto.

Spin, “Seattle Teen Discovers Unseen Photos of First Nirvana Show”: Maggie’s father, Tony Poukkula, hosted the show at his band and joined the band on guitar throughout the night for a few Led Zeppelin covers.

Leonardo, “L’Unità di Renzi (è più gramsciana di voi)”: Di solito chi parla della nuova Unità (per criticarla) dà per scontata una specie di lesa maestà – scrivono cazzate sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci! – oh, beh, sì, l’ho fatto anch’io. Credo l’abbia fatto pure Antonio Gramsci. Era un quotidiano, mica i quaderni dal carcere.

La zitella felice, “E’ vero, il sessismo è degrado. E guardate dove porta.”: Ecco, nelle intenzioni dei vivaci e allegri bulletti da tastiera questa roba dovrebbe essere un modo simpatico e spensierato di dimostrare il proprio apprezzamento. E’ vero che ci sono molti altri commenti – tutti in un misto di inglese ed italiano, anche questo moda di facebook – in cui non vi è granché come insulto, ma la stragrande maggioranza è come questi qui sopra. E quindi danno della “cagna” ad una bellissima ragazza che mette in rete per lavoro e anche per pubbliche relazioni (senza dubbio) le sue bellissime foto e la sua sensualità.

Il grande marziano, “Il destino dell’incauto neologista”: Nella fattispecie non sai mai se quella che stai ascoltando/leggendo sia la sua prima volta, l’esordio assoluto di quella parola nell’ambito della comunicazione umana, ma in genere se un neologismo si aggira nei territori dei mass media vuol dire che ha già conquistato un suo diritto all’esistenza. Eppure ci sarà qualcuno, da qualche parte, un demiurgo letterario che li forgia, i neologismi.

dodicirighe, “Righe e gironi”: Ci incontrammo. E io rimasi spesso senza parole, mentre tu dicevi divine commedie. I giorni dopo il distacco, le tue righe diminuivano, mentre le mie erano sempre di lunghezza dantesca.

Canzone del giorno
Kurt Vile – “Pretty Pimpin”

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