ce l’avete sempre in mano

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Chiedete pure ad Anna se la mia è una fissazione. Erano appena usciti i Nokia 3210 e già io mi lamentavo di quelli che girano per la strada con il cellulare in mano scrivendo sms e ne avevo una considerazione pessima tanto verso quelli che, agli albori della tecnologia mobile, si mettevano in piazza con ‘sti robi a ostentare le loro possibilità economiche. Con Anna c’era stata una litigata che non vi dico. L’avevo accusata di comportarsi come uno di quei quindicenni che passano il tempo a giocare con Snake, avete presente? Tutto perché camminava al mio fianco e anziché bearsi della mia compagnia si smessaggiava con l’amica. Il fatto era che probabilmente si annoiava con me, come biasimarla. Comunque quella del tenere il telefono sempre in mano è un’abitudine che mi scatena il fastidio perché è anti-estetico e vi fa davvero sembrare dei lobotomizzati. Succede anche nei confronti di mia figlia: esce per incontrarsi con le amiche e, non usando ancora una borsa, si tiene quel coso in mano con il rischio, oltretutto, di perderlo. Ed è proprio lì che volevo arrivare.

Ho appena rinvenuto un Huawei non so che modello ma di quelli grossi. Era incustodito sul sedile del treno in cui ho trovato posto. Il bello è che di fronte c’era già seduta una signora a cui ho chiesto se fosse suo. Mi ha risposto di no, al che ho riflettuto sul comportamento bizzarro. Cosa aspettava a intervenire? Trovi un oggetto di valore su un treno e aspetti che qualcuno se lo prenda? Ho scambiato qualche parola mentre cercavo di risalire all’ultima chiamata, e constatata l’impossibilità di agire a causa del blocco numerico inserito ho capito che la signora non si sentisse molto a suo agio con la tecnologia. L’ho rassicurata sulle mie buone intenzioni circa la restituzione e mi sono anche offerto di lasciarle i miei recapiti, non so l’utilità di questa precauzione ma comunque devo averla convinta.

Dopo un po’ finalmente ha chiamato la madre della proprietaria, una certa Greta che a quanto ho capito studia in un liceo che si trova nel paese a fianco al mio, alla cui stazione è scesa combinando il patatrac. E posso anche immaginare come è andata: il tempo del viaggio passato a spippolare sullo smartcoso in mano e al momento della discesa in tutta fretta il telefono è rimasto lì. Ragazzi miei, abituatevi a tenere il telefono in borsa, o nella tasca della giacca. Si tratta di un oggetto di valore, per di più personale, ancora di più se pensate che non l’avete pagato voi ma i vostri genitori con il frutto del loro lavoro. Se capitasse a me andrei nel panico, ed è per questo che ho rassicurato la mamma di Greta quando ha chiamato dandole nome e numero ed esortandola a chiamarmi per assicurarsi che sono veramente io. E invece boh, non ha più richiamato, si vede che si fida. Il mio egocentrismo va a mille, come potete immaginare, quando compio una buona azione. Non so se sia giusto o sbagliato riempirsi di orgoglio in questi casi, credo che però l’importante sia il fine della cosa, se poi uno lo fa per darsi lustro sul proprio blog son fatti suoi, giusto? Ecco: io il mio ego ce l’ho sempre in mano, come vedete, pronto a metterlo in bella mostra in occasioni come queste. Vi confesso però che quando ho raccolto il Huawei e ho dato un’occhiata alla cover, la scritta “Odio tutti” stampata sul retro mia ha fatto venire voglia di ricambiare il sentimento non restituendolo. Cara Greta, gli slogan sono semplificativi di natura, spero tu possa diventare grande imparando a fare le eccezioni e a tenere il telefono al sicuro dalla tua distrazione.

11 pensieri su “ce l’avete sempre in mano

  1. Greta mia, odierei anche io tutti se fossi al posto tuo, visto che ti sei giocata l’aifon perdendo l’huawei. E taci che gmt è stato onesto, va.

  2. ma va, è una ragazzina delle superiori. Alla fine sono venuti i genitori a riprenderselo e non mi hanno portato nemmeno una scatola di cioccolatini.

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