a che punto siamo con l'informatica

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Certo non si può dire che la tecnologia non ci abbia regalato grandi soddisfazioni. Ma da qualche tempo a questa parte sembra che gli sforzi della ricerca siano focalizzati per il miglioramento di funzionalità che già, comunque, sono abbastanza efficienti. Siamo abituati a vedere i progressi nella digitalizzazione di informazioni, numeri e parole, immagini, musica, libri, film, segnali tv, cose sulle quali ci si sta lavorando già da un po’ e che già dieci anni fa comunque costituivano un bel biglietto da visita per l’umanità, qualora avesse dovuto dimostrare a qualche entità aliena il nostro concetto di progresso.

Pensate se invece la storia dell’information technology avesse preso un altro corso e se oggi la digitalizzazione riguardasse altri ambiti che non immaginiamo per nulla possano essere informatizzati, proprio perché nessuno ci ha mai investito. Non è mai stato portato a termine nessuno studio per digitalizzare il mal di testa, per esempio. O il cibo per gatti: in questo caso non avete idea di quanto risparmierei al mese se con un banale copia e incolla potessi duplicare una di quelle terrine da un etto di alimenti. Perché la medicina non è mai stata virtualizzata, ve lo siete mai chiesti? Se cioè al posto di Photoshop – faccio un esempio – la Adobe non avesse sviluppato negli anni un software per comporre rimedi e terapie e oggi non avessimo già la versione Creative Cloud che si scarica da Internet dopo aver inserito il codice di acquisto.

Cosa separa l’attuale conoscenza dalla produzione di scarpe da corsa in un materiale ammortizzante tutto rivestito di bit? O una specie di wetransfer velocissimo con cui spedisci ceffoni a terzi quando vuoi dare una lezione a qualcuno. Anche sensazioni come il disagio o l’imbarazzo, ospitate nel cloud con un sistema di cifratura che le rende del tutto anonime, renderebbero più serene molte delle persone che conosco, e a essere sincero su un servizio di questo tipo ci farei un pensierino pure io. Di questi tempi, infine, sono certo che in molti potrebbero digitalizzare i Marò per farli tornare a casa con un clic, e basterebbe un’app per trovarsi finalmente in una meritata solitudine, al riparo da tutte le opinioni altrui che, a causa di come sono andate invece le cose, oggi tutti si sentono in dovere – me compreso – di digitalizzare a disposizione del prossimo.

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