è il 2016 e non è ancora stato sconfitto il flauto dolce

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Le immancabili considerazioni scritte di fine anno scolastico di mia figlia come da tradizione coincidono con la rappresentazione teatrale di classe – vulgo “spettacolo di fine anno” o “saggio di fine anno” – perché l’insieme di mia figlia + compagni di classe + genitori dei compagni di classe + professori + location parrocchiale + pressapochismo organizzativo genera mostri emotivi da esorcizzare sui blog genitoriali. Alla fine della seconda media i figli sono grandi, le femmine sono ragazze e i maschi sono poco più che bambini. Sul palco dell’oratorio mettono in scena alcune novelle del Decamerone e recitano a memoria (bene!) ma senza microfono (male!) e un po’ l’acustica, un po’ l’emozione, un po’ la carenza di tecnica teatrale, un po’ l’abitudine a non esprimersi a parole, un po’ certe inflessioni dialettali di origine, insomma non si sente niente e si perde l’effetto scenico. Mia figlia fa la narratrice e legge “Calandrino e la pietra dell’invisibilità”, quindi di lei si capisce tutto e si capisce anche che è un’adolescente e anche piuttosto bella malgrado il vestito che le è stato imposto per la rappresentazione. D’altronde ai tempi del Boccaccio non esistevano i dark, quindi è scesa a un compromesso, fortuna che a scuola – a differenza di casa – è ragionevole. Ho finito la fase in cui facevo foto su foto per documentare la vita di mia figlia. Intanto in teatro è buio e quindi non vengono, e poi potrei fare un video ma perché. Mi perderei la cosa dal vivo e so già che poi a casa non la guarderei mai. Se mi metto a passare in rassegna le foto di quando era piccola mi spiace perdermi il presente, ma a osservare con cura il presente non ci si accorge dei cambiamenti e quindi ci si ritrova con un adulto in casa senza rendersene conto. Se ho tempo rileggo cose scritte qui sul nostro passato trascorso insieme, e mi chiedo come sia stato possibile aver avuto un bambino in una porzione ridotta di spazio fisico di quello oggi occupato da questa strana ragazza che sta per prendere il volo. Peccato che lo spettacolo di fine anno preveda anche alcuni canti e balli tipicamente medievali (nei balli però si intravede qualche passaggio di hip hop preso in prestito dalla finale di Amici) e poi tutti insieme sul palco in due file, in piedi quelli dietro e seduti quelli davanti, a suonare il flauto dolce. Il flauto dolce ce lo portiamo appresso dalla prima elementare, la tecnica con cui lo suonano mia figlia e suoi coetanei è a grandi linee la stessa, pensare di suonare intonati monodie all’unisono come quelle senza irritare gli ascoltatori è pura fantasia. È il 2016 e non è ancora stato sconfitto il flauto dolce, è il 2016 e quella che vedo sul palco con la sua classe è sempre mia figlia ma dalle sembianze da donna che sta assumendo capisco che c’è qualcosa che emotivamente in me non quadra.

Un pensiero su “è il 2016 e non è ancora stato sconfitto il flauto dolce

  1. Nella versione padre in crisi fai quasi (quasi) tenerezza:-).

    La tua frase su “fare un video” devo segnarmela. O tipo tatuarmela su un braccio.

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