alcuni aneddoti dal mio futuro

un blog molto anni 80

le conversazioni

Da un po’ ci parliamo facendoci ascoltare reciprocamente le nostre conversazioni telefoniche, una forma di dialogo che ha in sé del teatrale e che probabilmente deriva dal fatto che tu hai calcato il palcoscenico già qualche volta, o almeno sostieni di avere fatto un corso amatoriale con questo intento, e io mi cimento nella stesura di sceneggiature ma lungi da me l’idea di dire che, di questa storia, io sono il regista o tu sei la protagonista. E, giusto per rimanere in tema, ogni riferimento a persone e cose eccetera eccetera. E un giorno mi chiederai perché non ho utilizzato nemmeno un nome di fantasia. La risposta sarà che, mettendo per iscritto queste cose, ho pensato di prendermi cura, a partire da questo momento, del tuo anonimato visto almeno che, da parte tua, da quando vai raccontando i cazzi tuoi a voce alta non sembri interessartene più di tanto.

Nell’ordine, ho capito innanzitutto che sei fuori di te per via dello stalking di cui sei vittima e che alla tua amica che vive dall’altra parte della conversazione e agli antipodi del tuo tenore di indipendenza, con i suoi due figli e la sua vita standard, questa cosa deve sembrare una cosa da pazzi. E, giusto per mettere le cose in chiaro, lo stalker non sono io che riporto le avversità di cui involontariamente mi stai mettendo al corrente ma dimmi, cosa dovrei fare? Indossare gli auricolari e annullarmi nell’heavy metal che, per inciso, mi fa cagare? Lo stalker è quello che ti tempesta di whatsapp e di mail perché non si dà per vinto di essere stato esonerato dal ruolo di compagno di vita. Lo sa che vuoi l’indipendenza, non credi nel matrimonio e, soprattutto, fai bene a voler fare carriera con la grinta che ti contraddistingue e che ti invidio moltissimo.

Sappi però che è il tuo modello di relazioni a darmi speranze. Io sono stufo di parlare scrivendo, di dovermi impegnare a usare un italiano corretto perché si sa che scripta manent e non voglio passare per un ignorante, degli errori di battitura come i punti al posto degli spazi sulla micro-tastiera touch del telefono. Non ne posso più di vedermi circondato di gente che comunica senza dire nemmeno una parola, questo nella vita reale e virtuale. Salvo solo Chiara e Silvia che sono due che non ho mai visto in faccia ma che passano le giornate a inviarsi pubblicamente immagini molto suggestive via Facebook. Una posta una foto aggiungendo il nome dell’amica preceduto dal carattere “@”, sapete come funziona la citazione degli amici nei commenti, e l’altra risponde allo stesso modo in una specie di botta e risposta telematica. Chiara e Silvia hanno trovato un modo innovativo per parlarsi, ma io al momento mi accontenterei di essere uno dei tuoi interlocutori telefonici. Anzi, lasciami il tuo numero qui.

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