Il film più brutto del mondo

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Qualche sera fa ho visto uno scorcio di quello che, ad oggi, mi pare essere uno dei film peggiori che mi sia mai capitato di guardare. Lo davano alla tele e il motivo per cui ne ho visto grosso modo un po’ più della metà, fino ai titoli di coda, è perché sono voluto andare fino in fondo e capire quale fosse il senso di un film così brutto. Il film più brutto del mondo è italiano, è del 2005 e si intitola “Nessuno si salva da solo”. Gli attori protagonisti sono entrambi attori italiani, naturalmente, ed è sbalorditivo quanto la loro recitazione sia così poco credibile, ai limiti dell’imbarazzo per lo spettatore medio. La storia è un continuo alternarsi di narrazione e di flash back. Una coppia che si odia – lui è Scamarcio e lei è Jasmine Trinca – si ritrova a cena per vomitarsi addosso tutto il rancore generato dalla deriva della storia ormai terminata. In questa rappresentazione di schizofrenia tra passato e presente i due attori prendono le sembianze di loro stessi un po’ più maturi rispetto ai fasti degli inizi. Un escamotage reso con la finzione dell’invecchiamento del viso, tecnica nella quale il cinema italiano ha già dato il peggio di sé con il trucco a cui è stato sottoposto Claudio Bigagli nella scena finale di Mediterraneo di Salvatores, ve lo ricordate? Ma la cosa peggiore sono le espressioni che si scambiano reciprocamente i due protagonisti a tavola al colmo del dissapore. Non credo che esista in natura, soprattutto tra gli esseri umani, un modo di guardarsi così a tavola, nemmeno accecati dall’odio. Mi piacerebbe sapere chi glielo ha insegnato e perché il regista, nel corso delle riprese, non possa chieder loro di darsi una regolata con tutta questa arte drammatica. Di Jasmine Trinca è superlativa, poi, la pessima dizione. Sarà che ho superato i cinquanta ma delle sue battute proprio non si capiva una parola. Del resto ormai è noto a tutti: se gli attori italiani fossero doppiati dai doppiatori italiani, probabilmente avremmo il cinema più bello del mondo. No va be’, non esageriamo.

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