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A casa di Mattia mi sembrano tutti fuori di testa. Il padre è un militare e qualche giorno prima che inserissero nella mia classe il bambino è venuto a scuola in divisa per presentarsi a chiunque tranne che ai futuri insegnanti di suo figlio. Quando finalmente ci siamo conosciuti, la prima cosa che mi ha detto è di essersi diplomato allo scientifico e che la mamma di Mattia ha una laurea in qualcosa che non ho capito, prerequisiti che, secondo loro, escludono qualsiasi difficoltà nell’apprendimento delle materie dell’area logico-matematica. È Mattia stesso a definirsi un genietto, lo ha già fatto più volte ma io non me la sento di richiamarlo per la sua presunzione. È troppo piccolo per comprendere il significato sociale del suo comportamento ed è evidente che la colpa è dei genitori che non gli hanno mai fornito gli strumenti base di mediazione del sé. E poi io ho passato la vita a reprimermi e non voglio aumentare la schiera. Si sente uno in gamba? Buon per lui. Mattia ha anche un modo di gesticolare quando parla che non so da dove l’abbia preso. O forse sì. Vivono in un appartamento ricavato nella caserma con le pareti piene di gagliardetti e cimeli bellici. La mamma ieri, durante la videolezione di scienze, è passata dietro la postazione di Mattia trasportando una gigantesca vasca trasparente contenente un paio di minuscoli pesci rossi. In classe, quella di mostrare alla webcam gli animali domestici è una pratica piuttosto frequente e deriva dal fatto che la mia gatta stanzia costantemente sui miei polsi quando sono al computer. Così capita che qualcuno presenti il proprio cagnolino ai compagni e Mattia, o per lo meno sua mamma, non ha voluto essere da meno. Senza chiedere nulla, mentre correggevamo le divisioni, ha occupato con la vasca dei pesci tutta l’inquadratura. A dire il vero i suoi cameo sono frequenti e a loro modo esilaranti. Sento la sua voce fuori campo incitare il figlio a intervenire nelle discussioni. «Digli che lo sai anche tu!», oppure «fagli vedere come hai fatto il disegno!» e altre cose di questo genere che mi inducono a spegnergli il microfono da qui. Malgrado non abbiano problemi economici si sono fatti prestare un pc da qualcuno ma dev’essere un modello vecchio, almeno mi dice così quando si piazza sulla sedia al posto di Mattia e mi avvisa che deve riavviare tutto perché l’audio ha qualche problema. «Io la vedo e la sento benissimo», cerco di rassicurarla ma non riesco a finire la frase che mi interrompe. «Spengo tutto, mi raccomando ci aspetti». Ma a me viene voglia di andare avanti apposta perché mi sembra un comportamento fuori luogo e poco rispettoso. E poi tanto Mattia è veloce e recupera al volo, d’altronde la madre è laureata in qualcosa che non ho capito e il papà ha la conseguito la maturità scientifica.

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