economia della morte in tempo di pace

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Non raccontiamoci quindi favole: allo stato attuale del progresso scientifico e tecnologico – lo abbiamo visto quest’anno – lasciare indietro qualcuno è una precisa scelta politica. Carla Capponi disse, dopo la guerra, che il disastro che le era accaduto dentro in quegli anni era forse dovuto al fatto che togliere la vita è «contro natura». La verità dei fascisti era diversa: voleva che nulla fosse più naturale dell’uccidere o del lasciare morire perché a prevalere fossero il giovane e il forte. In quell’epoca lontana io vedo scelte, contrapposizioni e valutazioni che capisco, tanto più nel caso di militanti gappisti che facevano propria un’idea contraria al capitalismo. Vedo anche una coerenza nell’affermazione dei fascisti di ieri e di oggi: chi ha un certo sistema immunitario non deve essere rallentato da chi ne ha uno diverso. Il rischio ragionato è economia della morte in tempo di pace. È una violenza «naturale», circolazione di un virus e stato ipotetico «di natura» dove alcuni (non) guardano altri morire.

Davide Grasso, FASCISTI, LIBERAZIONE, GIOVENTÙ E PANDEMIA: DAL 25 APRILE AL RISCHIO RAGIONATO.

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