la maglietta dei Guns e altre storie

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Marta ha esordito nella storia del rock indossando una t-shirt dei Guns N’ Roses al saggio finale di musica della secondaria. Era l’anno del Covid ma maggio era già agli sgoccioli, come la pandemia, e grazie alle vaccinazioni si intravedeva la salvezza a partire da lì, una specie di aula magna pensata per gli spettacoli e i collegi docenti con una classe per volta sul palco e un genitore a testa per alunno seduto nei banchi a rotelle passati alla storia per esser stati un vero e proprio fenomeno di costume. Meglio di niente. L’anno precedente era stato impossibile, dicono i libri. Quella volta, invece, era stato deciso persino l’outfit a garantire uniformità tra i ragazzi e consisteva in una maglietta bianca, jeans e calzature sportive. Che poi, sulla t-shirt, ci fosse un’illustrazione dozzinale da fast fashion o il logo di un gruppo rock, probabilmente quello preferito da papà e mamma, non avrebbe cambiato granché. Anch’io avrei fatto così, di certo non con un band così tamarra ma magari con la copertina di “Substance” dei New Order, che poi alla fine non metto mai perché di base non mi piacciono le magliette bianche. Ma nemmeno le camicie.

Sembra l’inizio di un romanzo ma in realtà è un evento che hanno organizzato nella mia scuola. Ho fatto la mia parte occupandomi delle riprese video, anche se con attrezzatura giocattolo. Ho piazzato una Legria – della cui esistenza nessuno era a conoscenza, l’ho trovata ancora imballata in magazzino – su un piedistallo per avere un’inquadratura fissa e poi mi sono mosso con il telefono per cercare di riprendere tutti. Potete immaginare come fosse stipato il palco: più di venti studenti, ciascuno con un metallofono, un vibrafono, una marimba o una tastiera. A quelli meno portati per la musica il prof ha messo in mano uno strumento a percussione e così gli è stato possibile contribuire con il loro apporto grazie a un insegnante di sostegno dedicato. Nel montaggio cercherò di farli sembrare a tempo con il pezzo. Sono riuscito a cogliere persino un close-up di uno di questi che doveva suonare solo un colpo di gong a fine del brano, spero che la scena sia rimasta bene.

Il repertorio ha compreso alcune canzoni conosciute in una riduzione strumentale. Sopra una base resa da una di quelle tastiere con l’arranger (il collega è diplomato in percussioni ma vanta come me una carriera nel pianobar) i ragazzi riproducevano la melodia con quanto avevano a disposizione. Anna, una delle collaboratrici, l’ho sorpresa a ballare “Sarà perché ti amo” e a piangere sulla musica di Titanic. Anche io mi sono commosso, in qualche frangente. C’era anche Davide, che è alle medie ormai da cinque anni avendo ripetuto due volte prima e seconda. Davide è più alto di me e sembra un ventenne, ma lo scambieresti per un adulto anche se non si trovasse in mezzo a ragazzini come quelli. Sentivo i colleghi che discutevano sul fatto di non ammetterlo all’esame, anche quest’anno non è stato all’altezza delle richieste. Ringrazio il cielo di insegnare alla primaria, dove fermare i bambini è pura follia. Secondo me lo è anche per la secondaria e per le superiori, tanto poi ci saranno già il lavoro, la fortuna e le persone a fare tutte le selezioni del caso. La famosa università della vita. Comunque non ho risparmiato inquadrature a Marta, la ragazza con la maglietta dei Guns. Indossarla in una situazione come quella ha un significato che spero abbiate colto anche voi.

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