dal conto arancio al conto in rosso

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Proviamo a immaginare uno scenario in cui tutti i servizi di streaming musicale improvvisamente cessino di esistere. Proprio tutti. Paura, eh? Sono convinto che l’inferno sia così, a parte per chi ha messo da parte un migliaio di dischi in vinile, qualche centinaio di cd e svariati tera di mp3 scaricati illegalmente nel corso degli ultimi venti e passa anni, sempre che poi ci sia concesso di portare tutta la nostra collezione nel posto in cui saremo destinati dopo la morte. Non sto parlando necessariamente di me, sia chiaro. Ma il rischio di contare esclusivamente sulla disponibilità della rete è questo: un blackout termonucleare globale o qualcosa di simile, una guerra, un attacco dei fantomatici pirati informatici russi e addio corsette con Spotify in cuffia. Non riesco a pensare a niente di peggio. Anzi sì: ti svegli un giorno è scopri che dei tuoi risparmi sul conto online non c’è più traccia e, anzi, hai un livello di rosso da capogiro.

Ieri è andata più o meno così. Sono uscito a ritirare tre pizze d’asporto, tra cui una delle mie preferite con patate lesse, fagioli e cipolla. Ho appoggiato il mio bancomat al dispositivo SumUp e mi sono visto negare la transazione. Non mi sono preoccupato più di tanto. Quest’estate è stato un continuo gioco delle carte tra quelle di debito e di credito di mia moglie e le mie, per riuscire ogni volta ad adempiere all’obbligo di chiudere l’esperienza d’acquisto con quanto più o meno giustamente dovuto all’esercente coinvolto. In pizzeria ho risolto con la carta di credito. Poi, per curiosità, ho avviato l’app del mio conto Ing Direct per verificare se ci fosse qualche problema. E qualche problema in effetti c’era: il saldo del mio conto dava la cifra di meno 234 miliardi di euro. Giuro. Ci credo che, anche di fronte ai venti euro delle tre pizze, il sistema di pagamento si è così indignato.

La cifra era talmente assurda che non si poteva non pensare a un problema tecnico. Nel dubbio, rientrato a casa (con le pizze regolarmente pagate) mi sono messo al telefono e, dopo svariati passaggi da un menu al successivo, finalmente ho conquistato un posto in coda al contact center della banca. La sensazione di non essere l’unico autore di una spesa così sconsiderata a sporgere reclami altrettanto urgenti ha avuto la sua conferma grazie all’attesa folle che ho sostenuto per parlare con qualcuno.

Dopo più di trenta minuti la musichetta si è interrotta per lasciare posto alla voce di un operatore. Con accento napoletano mi ha chiesto conferma del mio nome e cognome e se chiamassi per avere informazioni sul debito contratto che, a meno di non aver acquistato uno stato intero, risultava estremamente improbabile. Il tutto condito con qualche battutina che, considerata la situazione, ha stemperato ogni ansia da parte mia. La conversazione mi ha fornito la certezza che fosse tutto sotto controllo e, dopo qualche ora, i 234 miliardi di euro mi sono stati per fortuna condonati.

Posso però capire il disagio provocato ai clienti che, poco dopo, ho letto sui profili social di Ing Direct: per me c’era in ballo solo una pizza (anzi tre) ma posso immaginare qualcun altro alle prese con spese più impegnative. Credo anche che un istituto di credito di quel rango non possa assolutamente permettersi un disservizio di quel tipo, con l’aggravante che si sta parlando di risparmi e, si sa, la gente sui soldi ha poca voglia di scherzare. E con tutti i marchingegni di Business Continuity e Disaster Recovery dei sistemi informatici a cui sono costrette le organizzazioni che operano nel settore credo che, malgrado il bug (o l’attacco hacker) reo della notifica di cifre così astronomiche ai risparmiatori, ci sarà voluto veramente poco per tornare alla normalità. Qualche ctrl+z e tutto passa. E la prontezza di spirito di chi mi ha fornito assistenza telefonica è stata davvero encomiabile. Ing Direct è perdonata.

Il fatto è che, in un contesto di soldi ormai quasi esclusivamente virtuali, è normale che ci prenda un colpo se vediamo svanire in un enter di troppo gli stipendi appena accreditati sui nostri conti correnti. Però, ecco, è sempre informatica e, per quanto infallibile e di ultimissima generazione, qualcosa che va storto purtroppo è da mettere in conto. Anzi, sul conto.

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