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Le persone che conosciamo potrebbero essere in mille modi diversi da come sono. I nostri cari, i colleghi al lavoro, certi amici e persino la gente con cui ci capita di condividere brevi sentieri della nostra vita. Il discorso vale anche per me e voi, certo, ma noi siamo fuori concorso perché qualche certezza occorre sempre mantenerla. Quindi visto che l’idea l’abbiamo avuta noi, è giusto che a cambiare ci pensino gli altri. Se sapete di qualcuno che vuole fare altrettanto, liberissimo di provarci. Questo pomeriggio mi sono guardato un po’ in giro per capire come vanno le cose. Ho preso la bici e ho pensato che un po’ di svago all’aria aperta era proprio quello che ci voleva. Andare in bici con il vento in faccia è una sorta di rimedio a tutto, una panacea. Ci sono siti e app con le mappe per i ciclisti dove puoi prepararti un percorso da seguire, con le distanze e le piste al riparo dal traffico. Sulla carta, anzi sul web, virtualmente ho già percorso centinaia di km qui intorno. La realtà però è differente. Basta qualche minuto che sento già la nostalgia di casa, del libro che sto leggendo, dello stereo e dei dischi. Poi non ho l’attrezzatura adeguata, specialmente per alleviare il fastidio del sellino, avete presente? Anche il casco, ci vorrebbe, non mi trovo a mio agio in strada, con tutte quelle macchine. Basta qualche incomprensione con la gente per capire se non è giornata per girare in bicicletta. Prendete il kebabbaro in centro, quello che ha appena cambiato gestione. Dall’ingresso è uscito un addetto alle consegne a domicilio sul monopattino elettrico a tutta velocità proprio mentre passavo lungo il tratto di pista ciclabile lì davanti. Ci siamo fermati entrambi in tempo e non è successo nulla. Poco dopo ho attirato le ire di un’automobilista che non era certa di avere spazio sufficiente per superarmi, e quando lo ha fatto l’ho sentita gridare qualcosa a sottolineare il mio incedere. Ha parcheggiato appena svoltato l’angolo successivo, l’ho guardata per capire quale fosse il problema ma, ancora chiusa in auto, ha fatto di tutto per non ricambiare l’attenzione. Così ho pensato fosse meglio rientrare a casa, dedicarmi a ciò che dicevo prima di preferire, il libro e la musica, ma poi mi sono venute in mente queste considerazioni. Ho pensato che sarebbe bello saper scrivere bene ma non necessariamente per scrivere libri, giusto solo per raccontarsi certe cose da poco che si provano quando non ci sono grandi emozioni da condividere.

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