stare al gioco

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La questione più difficile da dirimere in classe è quando Lucilla mi si avvicina con il broncio per avvisarmi del fatto che Asia non vuole giocare con lei. Ci vorrebbe un corso di gestione delle relazioni interpersonali dedicato alla soluzione di questo tipo di crisi, che sono le più difficili di tutte. Dovrei chiamare Asia per convincerla a giocare con Lucilla, o suggerire a Lucilla di non rompere il cazzo ad Asia perché Asia vuole rimanere da sola, giocare con Rocco, chiacchierare con Flaminia e Virginia, raccogliere i vermi con Penelope o fare tutte le altre mille altre cose che preferisce fare piuttosto che giocare con Lucilla?

Ogni classe ha quei due – tre – cinque – diciotto elementi che, nei rapporti tra i pari, sono un disastro. Il mio buonsenso mi dice che non posso costringere nessuno a stare con chi non ne ha voglia. Io per primo non lo farei mai. Posso provarci nelle attività, formando coppie e gruppi improbabili, ma è altamente rischioso. Nella quinta dello scorso ciclo quando abbinavo i bambini sbagliati scoppiava l’insurrezione. Gente che piangeva, che incrociava le braccia scegliendo di non partecipare alle attività, sabotaggi e rappresaglie.

Così, almeno durante l’intervallo lungo dopo la mensa, mi sembra corretto lasciarli liberi di scegliere nella massima libertà con chi giocare. I miei alunni sono in terza ma, al netto dell’emergenza Covid, sono stati una classe vera (nel senso di come la intendiamo noi), i primi cinque mesi di prima. Lo scorso anno in seconda è filato via tutto in presenza ma con mascherine e distanziamenti. Meglio che un pugno in faccia, eh, però niente a che vedere con un compagno di banco, un circle time, una partita a palla avvelenata o un qualunque altro momento di confronto costruttivo tra bambini dello stesso gruppo.

Il compito degli insegnanti è trovare queste materiali da saldatori di stati d’animo per fondere tra di loro gli animi degli alunni. Io però credo che nessuno ne sia capace e che sia giunto il momento di smetterla con le illusioni. Sistemare le cose tra Lucilla e Asia mi fa sentire un re biblico con uno di quegli approcci alla giustizia che ti fanno passare alla storia. Un esempio per tutti. Ma so che se provo a convincere Lucilla a desistere, si metterà a piangere. E, dall’altra parte, Asia si lascerà persuadere permettendo a Lucilla di accompagnarla al suo club esclusivo di amichette ma poi, insieme alle altre, sarà ancora più spietata.

La mia salvezza si chiama Jolanda e, a differenza di tutti gli altri protagonisti di questo post, non ha un nome inventato. Jolanda è indipendente e forte e, in giardino, sta con tutti e con nessuno. La vedo vagare nella massima serenità e posarsi da un gruppetto all’altro, dai maschi alle bambine. Così mi avvicino a Lucilla, che nel frattempo ha capito l’antifona, e le suggerisco di provare a giocare con Jolanda. Lucilla mi guarda come se le avessi rivelato il finale della sua fiaba preferita, si volta e corre da Jolanda, che la accoglie con sé come farebbe con chiunque, ma questo Lucilla non lo sa. Pensa che è bello aver trovato una nuova migliore amica, almeno fino al suono della campanella. Ci sono ancora tante cose da imparare, almeno un milione di segreti da scoprire. C’è un mondo nascosto, per Lucilla. C’è un universo imperscrutabile, per me.

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