L’intelligenza artificiale, a differenza degli altri trend digitali che abbiamo più o meno dominato e adattato alle nostre esigenze, ci ha pervaso senza che nemmeno ce ne accorgessimo. Questo è quello che ho pensato quando ieri sera ho visto uno di quegli spot di un brand della GDO che durano il tempo dell’offerta al 40% pubblicizzata. Un video realizzato molto bene con l’AI ma senza esagerare con il tentativo di superare l’effetto realistico, non so se mi sono spiegato. Ce ne sono molti altri e se non li abbiamo – io per primo – riconosciuti è il risultato di quello che dicevo prima. Anche il voice over della pubblicità di Airbnb, quella delle esperienze, mi sa tanto di fatto con una macchina, che ne dite? A scuola, tra i colleghi, il tentativo di aggiornare le proprie competenze per intercettare l’uso di ChatGPT e altri modelli integrati nelle tecnologie di intelligenza generativa da parte dei ragazzi è commovente e l’offerta di corsi di formazione è direttamente proporzionale alla preoccupazione per il fenomeno. Molti dei miei colleghi già fanno uso di sistemi in grado di semplificare e velocizzare il nostro lavoro, o almeno per sbrigare le faccende più rognose. Verbali, relazioni, circolari, orari, presentazioni e grafica, ma anche verifiche e idee e spunti per la didattica. A me continua a non pesarmi occuparmene di persona, di tutte queste rotture di maroni. Anzi, dovessi dire, trovo divertenti, se non zen, attività come scrivere o impaginare o preparare le slide da zero, senza nemmeno usare i bellissimi semilavorati di Canva. Io demanderei a replicanti e robot ben altre mansioni, ma al momento siamo ancora distanti.
cià, gpt