In agosto c’è poco da fare e da dire, e quest’anno l’assenza di tormentoni pop sotto l’ombrellone (non sono il solo a sostenerlo) è palpabilissima. L’overtourism indotto dagli influencer lascia sguarnite ampie zone di villeggiatura, così diventa più facile inseguire la quiete lungo le autostrade italiane, sempre che nessuno faccia lo stesso ma contromano. Io ho trovato un’oasi a bassissima densità di visitatori sulla riviera ionica della Calabria, con un mare pazzesco, clima perfetto e spiagge che si popolano solo nel tardo pomeriggio. Tanto relax, distanziamento sociale adeguatissimo per favorire la lettura e pochissime cose degne di nota. Le parole con la doppia t in bocca ai nativi di queste parti sprigionano una forza che qualcuno dovrebbe riuscire a catalizzare in qualche modo e in quanto a energia erogata sono seconde solo ai salumi serviti con gli antipasti. L’estate 2025, un’estate di guerra e recessioni, da queste parti sembra solo una parentesi assolata tra una stagione lavorativa e quella successiva. Gli adulti parlano del loro mestiere, di quello che hanno o di quello che vorrebbero avere, i giovani di quanto sollevano in palestra, e per lasciarsi trasportare dallo spirito vacanziero bisogna concentrarsi fortissimamente. Le ragazze ormai si sono tutte arrese ai costumi con le mutande che spariscono nel sedere e di pelosi non tatuati e privi di piercing, in spiaggia, sono rimasto solo io. Anche quest’estate ho azzeccato in pieno i libri da mare – “Il custode” di Ron Rush e “Giardino di marmo” di Alex Taylor su tutti – e ho preso una casa in un punto pianeggiante in cui riesco pure a regalarmi qualche corsetta mattutina, per il resto non ho nessuna voglia di fare altro. Il punto è che, più di ogni altra cosa, vorrei tanto prendere vacanza da me stesso, trascorrere qualche settimana nella testa e nel corpo di qualcun altro, ma in giro non si trovano più biglietti. Il primo collegio docenti è tra meno di un mese, ieri ho ricevuto l’email di una mamma che con cauto anticipo mette le mani avanti per il prossimo anno ma la scuola e la vita sono così: senza accorgercene superiamo pause lunghissime, fino a quando poi c’è qualcosa da qualche parte che ci aspetta per ricominciare.
chiuso per tutto