fantastico

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Aver cenato con Fabio Fazio una sera dell’85 o giù di lì – era stato ingaggiato come conduttore di una specie di rassegna che comprendeva anche l’esibizione della band in cui militavo – riduce a due,  al massimo tre, grazie principalmente a Papa Francesco, i gradi di separazione tra me e i più potenti capi di stato mondiali. Ci pensavo poco fa, osservando una foto sul sito di Repubblica che ritrae il presentatore mio concittadino insieme a Pippo Baudo, un altro personaggio celeberrimo che posso considerare – secondo questa teoria delle prossimità sociale che riduce il mondo a poco più che un borgo dell’appennino – a una portata di mano irrisoria.

In questi giorni torridi è morta un sacco di gente. Lui, un conoscente che suonava in un gruppo di amici, un fonico piemontese che ho ritrovato diverse volte dietro al mixer di festival a cui ho partecipato alla fine degli anni novanta, quando tentavo invano di fare il musicista da grande. Per non parlare di chissà quanta gente a Gaza o affogata in mare, tra le coste africane e quelle italiane. Ho trascorso le vacanze estive in Calabria e mi sono guardato bene dal visitare Cutro, a dimostrazione del fatto che la fama delle località turistiche dipende molto dalla cronaca nera che vi si consuma, il cosiddetto effetto Cogne.

Un aspetto un po’ paradossale per chi considera Agosto il nocciolo della vita, ogni anno sempre più scavato. C’è silenzio in strada, il caldo altera la percezione delle cose e fa sembrare tutto surreale. Chi è via comincia a sentire il bisogno di tornare e chi è a casa vorrebbe partire. Queste due forze entrano in collisione a scapito degli esseri umani più a rischio. Le persone come me che praticano l’ipersensibilità da molto prima che diventasse di moda, è proprio in questo periodo che piombano nel punto di non ritorno. Il momento più basso dell’umore che le precipita in un crollo periodico, una sorta di attacco di sconforto con una spruzzata di panico ma che, per fortuna, assale le proprie vittime per una manciata di minuti, si manifesta cogliendo impreparati donne e uomini, non importa dove si trovino. Sul divano, abbarbicati a un materassino colorato sull’acqua cristallina, al cospetto di una colazione da alta montagna, al centro commerciale, in una coda da bollino rosso al casello con fuori quaranta gradi.

Lo sentite arrivare, vi si smorza un po’ il respiro, quando le condizioni lo permettono riuscite a piangere un po’, che non fa mai male, ed ecco che dopo si azzera questa specie di contatore e ripartite da capo. Ogni estate vi sorprendete a espellere tutto quel malessere che si accumula un po’ al mese proprio come i giorni di ferie si maturano grazie alle settimane lavorative. Sappiate di non essere i soli. Il punto è intuire quando arriva la scarica e programmare le vacanze di conseguenza, una capacità che non è da tutti. Se vi cimentate in viaggi impegnativi, per esempio, è facile che il colpo venga ammortizzato dalla tensione con cui si affrontano le esperienze che necessitano di concentrazione, quelle in cui sbagliarsi risulta non fatale, per fortuna, ma comunque meglio evitare i rischi.

Altri invece raggiungono l’obiettivo spaparanzati con le palle al sole, in totale letargia e relax, quelle routine da last minute all-inclusive compreso di carrello degli antipasti. Fare niente comprende anche non provare nulla, quindi può funzionare. In questo periodo di tempo libero totale le cose da fare ci vengono proposte come il catalogo Netflix, all’avvio dell’app televisiva. Scartabelliamo tra le preview di pochi secondi tra esperienze nuove e ricordi sepolti nel tempo per cercare qualcosa a cui dedicarci o arrovellarci a ritroso. D’altronde non è lo struggimento nel percorso di scelta della serie o del film da vedere esso stesso lo spettacolo che ci intratterrà fino a tarda notte? In questa stagione così anomala di un anno così anomalo, la cui narrazione è un mash-up tra “Vamos a la playa” ma “No tengo dinero”, in giro, state tranquilli, non c’è nessuno. Non vi state perdendo nulla.

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