Sul cartellone pubblicitario del ristorante “I gemelli” campeggia una gigantografia di un cuoco da solo, con i mano due attrezzi del mestieri infilati in un padellone, così approfitto della coda sulla provinciale per riflettere su che fine abbia fatto il fratello mancante. Morto? Timido? Poco fotogenico no, altrimenti anche quello immortalato nella foto risulterebbe altrettanto antiestetico, per quanto possa valere per fare la differenza nel marketshare della ristorazione nell’hinterland milanese. Forse ha dato le dimissioni o ha litigato con il gemello e ha aperto un ristorante concorrente chiamato “I gemelli” anche lui, per sfruttare la popolarità del brand e sfido chiunque a trovare le differenze tra i due. Il cartellone che vedo sul ciglio della strada è riconducibile al gemello A o al gemello B? I due esercizi saranno vicini come le due pasticcerie dallo stesso nome che si fronteggiavano nella piazza del paese in cui vivo? Poi, alla fine, quella aperta a seguito del battibecco tra i due rampolli della stessa famiglia ha dato forfait e oggi ha lasciato il posto a un kebabbaro un po’ pretenzioso che è già alla terza gestione differente da quella dell’inaugurazione.
Nulla a che fare con il papà della mia alunna turca che sta mettendo su un impero sul cibo tipico delle sue parti. La scorsa settimana gli ho chiesto di entrare a scuola, al termine delle lezioni, per firmare un documento. Lui e la moglie sono entusiasti di me (come biasimarli) perché è la bambina a esserlo in primis, così mi ha invitato molto calorosamente a visitare il suo ristorante. Non lo deluderò. A lui non serve la pubblicità, i tavolini che ha messo sul marciapiede sono sempre gremiti di studenti e di carpentieri nordafricani, una chiosa che ha l’unico scopo di attivare un collegamento ad alcuni spot televisivi su cui occorre lasciare qualche considerazione, come se non aveste capito che è una scusa bella e buona e che il rimando c’entra come i cavoli a merenda, ma senza falafel.
C’è una pubblicità di Mentadent Professional in cui lei fa la restauratrice e lui il biochimico, un dubbio luogo comune sessista che – fosse stato per me – avrei evitato abbinando al contrario le professioni. D’altronde la scienza è maschia e necessita di studio, e l’arte è femmina e comporta pazienza materna. Anche lo spot Skoda per il Black Friday non lascia troppo spazio all’immaginazione sulla parità di genere. Alla speculazione filosofica sul fatto che l’attesa del Black Friday possa essere essa stessa il Black Friday, l’esclamazione di non capirci nulla non poteva che essere attribuita a una ragazza decisamente attraente. A questo punto avrei ingaggiato un’attrice bionda a chiudere il cerchio. Per concludere con lo spot “dibidabi badididabi badadiba”. Per il copy che lo ha pensato ci vuole ben altro che uno bravo.