Le persone a cui confido di esser diventato astemio mi guardano storto. Non li biasimo, sono io il primo a diffidare di chi ha deciso di non bere più, per non parlare di quelli che sostengono di non essersi mai fatti una canna. Privarsi dell’alcol ha innanzitutto un impatto sulla vita sociale. Nessun brindisi, piuttosto una montagna di giustificazioni dovute ai propri congiunti durante i pranzi di natale e gli auguri a capodanno. Aver smesso può suonare una scusa per negare a un amico la propria vicinanza nel momento del bisogno e farsi una birra, chi mai si lascerebbe andare al cospetto di qualcuno che sorseggia acqua con le bolle. Anzi, rispondere “vengo ma prendo qualcosa di analcolico” a qualcuno che ci invita a uscire può essere equivocato come un tentativo di mostrarsi respingente e declinare la proposta, nel migliore dei casi addirittura volto a far desistere l’altro e alleggerirci della responsabilità dell’interruzione del rapporto.
E poi non esistono più aperitivi. Ridursi ad accompagnare antipasti e stuzzichini con beveroni alla frutta o acqua tonica liscia restituisce all’arte di fare flanella del terzo millennio tutta la sua superfluità. Le consumazioni nei locali pubblici per assistere a concerti o andare a ballare passa la voglia, appunto, di consumarle, e la musica da sobrio ha tutto un altro sapore. La spruzzata di bianco nel risotto, l’ammazzacaffè, il babà al rhum, persino certi tiramisu o la cremina al whisky e mascarpone che prepara la mia amica Chiara da spalmare sul panettone, il genepì della Rosina e il grappino o l’amaro al termine del pranzo. Il cognac di sera sul divano sotto la copertina. Il vino da meditazione. Ha senso vivere una vita di rinunce? Bere è anche un insuperabile anti-stress, una valvola di sfogo, un eccellente sistema per evadere da se stessi una volta ogni tanto. Rientrare dal lavoro, mettere un bel disco e stapparsi una birra appena tirata fuori dal frigo. C’è qualcosa di meglio?
Poi, se sei diventato astemio, di questi tempi ti guardano male e ti accusano di anti-italianità, oggi che il nostro vino fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco. Privarsi dell’alcol può sembrare un’ennesima trovata da radical chic esterofili comunisti che remano contro il pensiero unico fratellista d’italia, ma mica è vero. Se non bevi devi negarti al ristorante quando il cameriere chiede a chi versare il bicchiere dell’assaggio e, se si divide il conto, si corre il rischio di contribuire a scontrini gonfiati da bottiglie da svariate decine di euro. Aggiungo che quello del risparmio è, a parte gli scherzi, un vantaggio tutt’altro che secondario. Noi che a fine anno tiriamo le somme dell’economia domestica, per dire, grazie al non acquistare più bottiglie da tenere in cantina o casse di birra per dissetarsi quando fa caldo, qualche beneficio l’abbiamo riscontrato. E comunque sottrarsi all’abbinamento dei piatti al vino giusto può essere inteso come una vera e propria caduta di stile, secondo le innumerevoli trasmissioni tv che occupano i palinsesti ad ogni ora (ci sono persino canali dedicati alle ricette). Che cosa può fare un astemio per dimenticare? A chi posso darla a bere ora? Dove sta la verità? Con quale bevanda si possono riempire le botti piccole? Per andare veloce, si può dire a tutta coca cola?
Comunque, per farla breve, ciao, mi chiamo Roberto e non bevo da 150 giorni.