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Al mio dirimpettaio hanno proposto di inserire il suo appartamento in vendita in una puntata di “Casa a prima vista”, offerta che ha declinato perché gli avrebbe fruttato un guadagno inferiore al valore reale dell’immobile. Una costante che si ripete: la fortuna colpisce a pochi metri da me e, per ovvi motivi statistici, le probabilità che l’opportunità si manifesti anche sulla soglia della porta blindata ubicata proprio di fronte al suo zerbino dozzinale sono nulle. Dev’essere per questo che a me, invece, tocca la visita di due dei tre conduttori del programma gemello in onda sulla stessa emittente, quello in cui i padroni di casa sfoggiano il meglio di sé per dimostrare quanto hanno assimilato il galateo, ma il fatto che io non stiri le tovaglie e che possa apparecchiare esclusivamente con posate Ikea, bicchieri scombinati e piatti sbeccati non lascia dubbi sulla matrice onirica dell’esperienza in corso.

La serata prende una piega inaspettata quando apro lo sportello del pensile in cui conservo il contenitore del pan grattato che mi occorre per il primo che mi appresto a cucinare. Da un buco nella parete che sorregge il mobile fuoriesce una violenta cascata di acqua che ha già riempito il vano e si riversa fuori, su di me. L’inconveniente mi induce a prendere il considerazione la possibilità di rimandare l’appuntamento conviviale, un vero peccato perché l’interior design del mio appartamento e, soprattutto, le mie ricette avrebbero bilanciato l’insufficienza garantita in mise en place.

Resta il fatto che la situazione sia grave. Corro nella cameretta dove, secondo l’architettura imposta dal sogno, è posizionata una scaletta interna per raggiungere il controsoffitto in cui sono posizionati i tubi dell’impianto idrico. Salendo su, concordo con mia moglie, che resta con gli ospiti, che cosa comunicare ai vigili del fuoco per trasmettere l’effettiva gravità della situazione. Nei locali superiori, infatti, le cose sembrano ancora peggio. Non solo il pavimento è completamente allagato – ci sono almeno una ventina di cm di acqua – ma dal motore della caldaia è in fiamme. Il connubio tra incendio e inondazione si vede sono nei kolossal catastrofistici statunitensi, ed è li che ho imparato che, con la presenza di un impianto elettrico, è meglio stare alla larga dal bagnato. Capisco che è meglio portarmi ancora più su per risolvere il problema alla fonte – è proprio il caso di dirlo – così raggiungo il tetto.

I soliti pannelli solari e le cappe fumarie hanno lasciato il posto a un ampio parcheggio con un movimentato andirivieni di persone, d’altronde ci troviamo in un sogno, quindi perché non esagerare? Una vera e propria piazza in cui a un lato trova posto un ristorante di specialità marinare gestito da un pittoresco signore di mezza età per nulla etero e con i capelli tinti di giallo paglierino che ama intrattenere con le sue chiacchiere gli avventori mentre mangiano.

Poco più avanti vedo un bar latteria con un piccolo dehors. A un tavolino siede una coppia di ragazze. Potrebbe essere la sera di Halloween perché una delle due sembra impersonare Ron Mael degli Sparks, con quell’inconfondibile acconciatura e i baffetti alla Hitler di cui, vi giuro, non ho mai compreso il significato e la necessità. Con il nazismo non si scherza. Non avete idea di quante volte, in vita mia, sognato di scappare dai rastrellamenti e persino di essere passato per le armi.

Osservo così l’altra sperando di trovare in lei qualche elemento che la riconduca al fratello Russell, e la delusione nel verificare che, al contrario, si è vestita da quell’altro buffone giustamente appeso al contrario che mi fa persino schifo nominare è così forte da raggiungermi anche poco dopo, da sveglio. A parte questo funesto cameo, non c’è nessun indizio che possa ricondurre alla catastrofe che si sta consumando pochi metri sotto a quell’inaspettato roof garden. Mi scappa persino la voglia di usare il telefono del bar latteria per chiamare mia moglie e chiederle se, nel frattempo, i pompieri hanno domato le fiamme. Il fatto è che non riesco più a trovare il passaggio diretto che mi ha permesso di portarmi lì, così cerco di tornare giù scendendo cautamente la ripida rampa elicoidale carrabile che porta all’uscita, come se quello fosse un centro commerciale qualsiasi e non il condominio che non abbandonerò mai.

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