dinasty

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ma gli androidi sognano un posto pubblico?

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Io ne ho viste cose che voi statali non potreste immaginarvi. Suv aziendali da 60mila euro al largo delle reception delle multinazionali. E ho visto CEO balenare nel buio vicino alle porte dei Direttori Marketing. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come Stock Options nei Fringe Benefit. È tempo di cambiare lavoro.

 

 

 

millenovecentoduepuntozero

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Probabilmente, le Giornate Marconiane devono essere tenute per statuto da coetanei del grande inventore. Nell’angolo di Pierani l’età media dei relatori che interverranno al convegno introduttivo intitolato “ICT, Italia. Idee, rischi, opportunità” fa più di 68. (via manteblog).

 

la storia siamo loro

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low anthem – Ghost Woman Blues

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what’s on man’s mind

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buongiorno tristezza

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La massa del nostro pianeta potrebbe essere tranquillamente riempita da tutta la discografia in mp3, in formato anche dignitoso, che so, 160 kbps, di tutti i gruppi deprimenti della storia della musica deprimente. E, badate bene, io potrei essere il presidente onorario del club della depressione sonora. Fin dai tempi dell’infanzia, quando la mia ipersensibilità mi faceva piangere sulla melodia a 45 giri di Gianni Morandi, mentre prometteva ai suoi figli di riempire la roulotte di animali di pelouche, piuttosto che far loro sopportare la solitudine di una casa vuota. Quello sì che era un papà forte. Anche il mio lo era, anche se mi costringeva a curvare la schiena sul pianoforte condannandomi a una scogliosi da cui non mi sarei mai più ripreso.

Dicevamo? Ah, sì, i gruppi deprimenti per depressi cronici. Li ho passati tutti, dai Joy Division a roba tipo questa qui. Immaginiamo ora una rappresentazione grafica della depressione sonora. Una piramide, il vertice della quale è occupato dal gruppo più cult di tutti i gruppi cult: i Radiohead. Ecco. Io ascolto tutto, in quella piramide, tranne il vertice. Io i Radiohead li ho amati, fino a Ok Computer. Da lì in poi, non me ne vogliate, mi hanno sempre fatto c****e. Non so spiegarvi il perché. Non li trovo nemmeno particolarmente difficili, e non lo faccio neppure perché sono snob e non voglio mescolarmi alla massa di depressi. N-o-n l-i-r-e-g-g-o. Punto e basta. E così, mentre ovunque si parla e si scrive del nuovo disco dei Radiohead, celebro l’avvenimento del decennio in corso con il nuovo disco di Caparezza. Tamarro e sboccato quanto intelligente e divertente. Tiè.

oui, je souis Nicolas Sarkozy

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Spero prima o poi che facciano la stessa cosa con Luca Barbareschi, anche io mi merito un’occasione così. Una volta di tanti anni fa, in stazione, in giacca e cravatta e con il capello grunge, mi fermò una coppia di anziani fans che mi chiesero se fossi davvero io. Tsk.

morte a Porta Venezia

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Dal nostro inviato, Thomas Mann. “C’è qualcosa di diverso nel tratto della banchina del binario 2 dove G. von A., con la metodicità tipica – e soprendentemente costante – di chi ripete sempre lo stesso comportamento (a)sociale per non destare sospetti negli habitué, si posiziona ogni sera, libro alla mano, in attesa del treno del rientro. Siamo alla fermata delle Nord di Porta Venezia. Sono le 18 circa.

E questa sera, dicevo, c’è un particolare anomalo. Un capannello eterogeneo di persone ha creato un separé umano intorno a una delle panchine in muratura. A pochi metri, il distributore automatico di letture tutt’altro che underground malgrado l’ubicazione, programmato per dispensare asetticamente libri sottocosto di Daria Bignardi e riviste appesantite da gadget handle-to-care, ovvero bottigliette d’olio in grado di frantumarsi nella caduta verso la bocca della macchina, l’interfaccia che costituisce il punto di contatto con gli acquirenti.

G. von A. si avvicina alla scena. Una donna, cinquantanni circa, è sdraiata per terra con le braccia aperte sul pavimento, la testa appoggiata alla borsetta, immobile e composta. Questo, unito alle palpebre calate e alla concitazione con cui un astante presta le operazioni di primo soccorso confrontandosi al telefono con una centrale operativa, probabilmente la struttura alla quale ha richiesto un intervento tempestivo, lascia supporre il peggio. La muraglia di viaggiatori curiosi è piuttosto dinamica, lo scambio di voyeur è costante e coincide con i treni in arrivo e in partenza. Un addetto alla sicurezza, un ragazzone in divisa blu – taglia xxxlll a giudicare dai bicipiti il cui diametro supera abbondantemente quello delle cosce di G. von A. e alla statura fuori dalla media – accenna risposte in un italiano piuttosto sommario ai comandi che un caposquadra gli sta impartendo al telefonino di ordinanza, e fissa  spaventato un punto non ben definito del binario di fronte. Probabilmente l’imprevisto gli costerà una relazione da scrivere con l’ausilio di qualcuno.

Ma ecco arrivare di corsa un uomo, mezza età e portatile a tracolla. “Sono un medico. Avete già chiamato l’ambulanza?”. Il primo soccorritore, ancora prono sul corpo esanime, tasta polsi e collo, comunica dati e impressioni e non se ne accorge. Ma il medico ha già avuto una generale non-risposta che è una conferma. Una coppia di ragazzi per mano si avvicina a G. von A. che nel frattempo ha interiorizzato, e sta per esteriorizzare, la drammaticità della situazione. La coppia si svela composta da M., esecutivista collega di G. von A., e un ignoto fidanzatino. “G., cosa è successo?”. In quell’istante la drammaticità raggiunge il culmine. L’attesa e la morte. O forse la donna sdraiata è solo svenuta. Esci la mattina, magari hai rimbrottato con il tuo partner. O non hai detto al tuo amato T. quanto sia estasiante la sua bellezza. O, molto più prosaicamente, la sera prima hai rinunciato alla terza birra media perché ti sei messo a dieta. Ed ecco, ora seì lì supino sulle piastrelle dal colore indefinibile, sotto Milano, in un viavai di persone che ti danno un’occhiata – che le circostanze ti impediscono di ricambiare – e che mute si pongono la tua stessa domanda, dandosi una risposta dalle sfumature diverse a seconda dell’età e delle prospettive.

G. von A. vorrebbe aspettare l’arrivo dei soccorritori con la barella. Saperne di più. Incontrare un infermiere che volga un ultimo sguardo e condivida la sofferenza, e che magari alzi il braccio verso l’orizzonte, a voler indicare una inesistente via di salvezza. Ma ecco, tra lo stridore dei freni, il 18.08 per Saronno, su cui G. von A. trova posto lontano dall’esecutivista e dal suo fidanzatino, in modo da continuare la lettura in pace. Da Thomas Mann è tutto, a voi studio”.

 

principio di archimede

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Da un lato, Lele Mora che vuole entrare. Dall’altro, Bondi che se ne vuole andare. Che ci sia un nesso?