Questo inizio di secolo votato alla nostalgia avrà enormi conseguenze sui posteri. Negli anni quaranta, nel senso di duemila e quaranta, qualcuno si guarderà indietro per trovare dei punti di riferimento culturali e invece troverà predecessori voltati a loro volta indietro a cercare i propri punti di riferimento culturali e in questo gioco di rimandi al contrario non avete idea di quante saranno le generazioni col torcicollo in cui ci imbatteremo. Anzi, vi imbatterete, ma voglio essere ottimista e contare sul fatto che, nel duemila e quaranta, sarò ancora tra voi a scrivere corbellerie sui socialcosi.
CosƬ ho guardato dentro a quel cimelio di giovinezza sperando di ritrovare un’assonometria o una proiezione ortogonale ma purtroppo non cāera nulla, a dimostrazione dell’inutilitĆ doppia dell’arnese. Inutile allora, per contenere mediocri prestazioni scolastiche. Inutile oggi, che a casa di mia mamma nessuno tiene in mano un rapidograph almeno dal 1985. Un tubo porta-tavole in plastica marron senza nessuno scopo. Mi chiedo quale riutilizzo possa avere un articolo del genere, ma ĆØ una domanda che rivolgo a me stesso, non sentitevi in dovere di rispondere, grazie.
Non mi accorgo subito del pezzo, in genere riconosco le canzoni dalla prima battuta e questa vi posso assicurare che si tratta di una dote che farĆ di me un volto noto della tv nazional-popolare quando un giorno si decideranno a rifare il Musichiere, ma come potete ben immaginare saperle proprio tutte ĆØ quasi impossibile. Ho i miei punti di forza, le mie aree di eccellenza, rimango tutt’ora convinto di essere la persona più competente in ambito musicale che io conosca, ma stavolta ho toppato.
La signora, lusingata dalle attenzioni di un uomo distinto come il sottoscritto, si rivela proprietaria di un volpino di Pomerania, mica cazzi, un volpino di Pomerania che nella mia ignoranza non ho mai sentito nominare in vita mia e che solo prima di accingermi a scrivere queste righe ho scoperto che Google lo riporta come primo suggerimento non appena si imposta la ricerca con il termine chiave “volpino”. Non solo. Come seconda informazione si trovano anche dettagli sul prezzo, dai ⬠1300 in su. Non so voi, ma se avessi un cane cosƬ in casa passerei il tempo a cercare di non calpestarlo, sai che danno.
Comunque, mentre immagazzino una delle principali nozioni utili della giornata, la canzone di cui non mi sono accorto subito ha svelato la sua identitĆ , e cioĆØ “Dolce Vita” di Ryan Paris, al che non posso che essere severo con me stesso. Avrei dovuto aspettarmelo, dopo “People from Ibiza”, i soliti Via Verdi di “Diamond” e un altro paio di oscenitĆ italo-disco che mi riportano subito ai tempi dei sofferti primi pomeriggi in discoteca: io che bramavo qualcosa dei Depeche Mode o dei New Order per distinguermi un po’ dagli amici tamarri che invece, con la loro competenza da Dee-Jay Television, beccavano molto più di me.
E la sfortuna vuole che la coda, con quel toporagno canino che cerca di catturare la mia tenerezza ma sono certo utilizzerei in ben altro modo e la sua padrona che si muove a ritmo con la Dolce Vita di Ryan Paris, dura un bel po’. I clienti in fila alle casse sono tanti, le cassiere sono solo due e malgrado la ressa ne approfittano per indurre le persone – come accadrĆ a me dopo – a fare la tessera fedeltĆ .
Ma a me la voglia di ballare non aumenta per nulla. Mi viene in mente però l’ennesimo adattamento della celebre barzelletta del bunga bunga, quella che ha dato il nome all’ancora più celebre passatempo preferito del nostro ex ex presidente del consiglio. Immagino me vestito da esploratore legato a un albero da un branco di selvaggi armati di frecce avvelenate che vogliono farmi la festa, e il loro capo mi chiede, con il tono da stereotipo di uomo non civilizzato delle barzellette da colonialismo italiano anni venti, “Hei tu! Vuoi morire o andare per saldi?”. Io, con la voce rotta dal terrore, rispondo: “Morire… morire…”. Lui, soddisfatto, mi mette al corrente della sua decisione: “Va bene, però prima un po’ di saldi”.