mettere l'amore in ordine cronologico

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A quello dell’alta fedeltà a cui piaceva fare le liste io preferisco di gran lunga l’ordine cronologico, fedele al motto di “ubi maior” anche se il minor stranamente non cessat per nulla quando si tratta di figli e figlie. Ve l’ho detto che ieri la mia bambina per la prima volta è andata al cinema con un ragazzo? Credo di no perché a me piace riflettere in solitudine per questo genere di cose che hanno un lato dolce e uno amaro. Su quello amaro è inutile soffermarsi, potete immaginare di che si tratta. Quello dolce invece ci sarebbero ettolitri di inchiostro anche virtuale da riversare su pagine .php bianche. Vogliamo parlare anche solo del tumulto che si ha dentro a quell’età e in quella prima occasione? Quindi se vogliamo mettere in ordine cronologico tutti i nostri amori dobbiamo partire anche noi da quella volta lì. Il mio consiglio però è che se fate una lista poi dovreste confrontarla con quelle formulate dai referenti di ciascun campo, come per qualunque database relazionale che si rispetti, perché non è detto che quello che magari sembrava amore per noi per il partner o presunto tale sia la stessa. O siete tra quelli per i quali conta solo essere andati al sodo, quello che in gergo si dice anche timbrare il biglietto? No, dai, non abbiamo più sedici anni e basta con il considerare solo i dati reali per fini statistici. Abbiamo esperienze che per noi era amore anche se non è successo niente e anche se dall’altra parte abbiamo avuto solo un vago accenno di corrispondenza e questo ha più valore di qualsiasi carnalità. Non a caso la posizione numero 1 del mio ordine cronologico mi vede rincorrere la bella Antonella con il K-Way blu a undici anni o poco più in una città ventosissima, io che posso raggiungerla ma ho paura e così faccio finta di non tenerle il passo, e la bella Antonella che mangia la foglia, si ferma, io mi fermo a distanza, tira fuori dalla tasca una di quelle gomme da masticare profumatissime e me la lancia, io la prendo al volo e penso che il profumo della gomma da masticare sia lo stesso della sua pelle. Dovrei ora però controllare se per lei è stato lo stesso e quindi validare l’esperienza come amore vero. Ho pensato a mia figlia al cinema la prima volta sola con un ragazzo, ho pensato alla gomma da masticare che chissà cosa aveva dentro per profumare così, e ho provato una cosa che io chiamo la perfezione. Ma per completare al cento per cento questo stato di perfezione ho messo su il lato B di The Dark Side of the Moon a partire da “Us and them”, di questa mia abitudine sono sicuro di averne già parlato. Non che il lato A sia brutto, anzi, ma il lato B mi fa pensare che probabilmente alla fine dell’ultimo solco di quel disco non ci sia più niente da dire e che potrebbe anche finire tutto che tanto più intenso di così, più di mia figlia e del lato B di The Dark Side of the Moon a partire da “Us and them”, difficilmente ci sarà qualcosa di meglio.

impegniamoci a sperare che comunque non finisca tanto presto

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Se c’è qualcuno che si ricorda di quanto sia difficile avere undici, dodici o tredici anni batta un colpo, dal momento che poi di getto diventiamo gli adulti dall’altra parte della barricata e, da genitori, fare i ragazzi delle medie ci sembra la cosa più naturale del mondo. Ma non è così, e lasciate perdere il fatto che cambieremmo la nostra carne avvizzita con quelle masse corporee ancora in via di definizione senza pensarci due volte. Vi ricordo però che se da qui quella fase della vita dei nostri figli sembra un ponticello facile da attraversare con due o tre passi dall’infanzia all’adolescenza, visto dal basso è un periodo interminabile fatto di esplosioni emotive e tragedie, metamorfosi fisiche, brufolazzi e pulsioni, ascelle puzzolenti, catastrofi ormonali e mal di denti, vaccinazioni e angherie perpetrate o subite, confusioni, delusioni e tribolazioni, scelte decisive e occasioni che non si ripresenteranno più, botte con i compagni di classe, grandi di riferimento di pessimo esempio, parolacce, prime sigarette e goffi approcci amorosi e tutti gli equivoci vari che fanno da contorno.

I tre anni delle medie sono un’era geologica in cui è facile estinguere la propria innocenza e saltare tutti i passaggi evolutivi che servono per diventare grandi con una certa armonia, per questo bisogna stare molto attenti. E se ci ricordassimo com’è difficile avere undici, dodici o tredici anni non caricheremmo i nostri figli di tutte le responsabilità con cui li graviamo per cercare di renderli interlocutori autorevoli di noi adulti. Non ci sogneremmo mai di considerarli alla pari e di forzarne la crescita emotiva visto che gli altri aspetti della loro essenza di pre-adolescenti sono vincolati persino dalla legge e guai a chi li tocca. Il senso di colpa verso le infanzie mal rispettate delle generazioni che ci hanno preceduto e di altre contemporanee di cui veniamo a sapere dalle campagne natalizie delle organizzazioni umanitarie ci induce a prolungare la fanciullezza del materiale che ci compete, poi però succede che facciamo a gara ad accelerare il loro sviluppo intellettuale, convinti che prima si diventa grandi dentro meglio è, soprattutto perché noi adulti non siamo tanto capaci. Siamo stati perfetti a farli giocare e saremo degli ottimi punti di riferimento quando saranno adulti come noi, ma nel mezzo sappiamo combinare solo guai.