Avete mai visto un uomo che corre inseguito da un poliziotto in borghese? Che poi il fatto che sia in borghese, il fatto che ci sia differenza tra la divisa e gli abiti civili è una sfumatura che colgono solo gli spettatori, perché è facile prendere un abbaglio. Chi è il cattivo dei due, se nessuno veste da agente? Così se qualcuno vuole intervenire, e dubito che qualcuno voglia immischiarsi, almeno io me ne guardo bene, il dubbio è su chi fermare: occorre gettarsi su chi insegue o proteggere chi è inseguito? Gli occhi del ragazzo magrebino che corre davanti hanno una luce che non avevo mai visto, c’è un obiettivo su cui punta l’attenzione cha varia di istante in istante e se sapesse che sta guadagnando terreno, se si voltasse indietro potrebbe concentrarsi più lucidamente sulla via di fuga più efficace su cui puntare.
Il poliziotto – e che si tratta di un poliziotto a questo punto della storia non l’abbiamo ancora capito – è nettamente meno in forma del presunto delinquente, non ha certo il fisico della gazzella e non ha la propulsione della paura di chi ha davanti. Il tutto mi fa venire voglia di canticchiare “Police on my back” dei Clash, con quella sirena all’inizio allarmante che la senti e inizi subito a correre via. Ma qui non si scherza, non siamo in diretta su un canale musicale, e la gravità della situazione la si evince dalla pistola che il poliziotto – e nemmeno a questo punto l’ho capito ma la pistola diciamo che è un buon indizio – impugna senza puntare però, per furtuna, al ragazzo che scappa. Continua a leggere