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ti passo a prendere

Quando ti trasferisci da Genova a Milano o, diciamola tutta, dal centro della prima alla periferia della seconda, la vera cosa di cui senti la mancanza non è tanto il mare (vedo già la folla con i forconi e le torce qui sotto) quanto la diversa destinazione d’uso degli spazi comuni. Che detta così non significa nulla, perché quello che intendevo è che qui, a Milano o meglio nella periferia povera in cui mi sono spostato, manca completamente il concetto di “esco a fare due passi”. Ci siamo capiti, vero? Si tratta di un problema  che può essere affrontato sotto due punti di vista. Quello della geografia diciamo urbana, in prima istanza, e quello della geografia umana. Ma se siete un po’ avvezzi con entrambe le discipline converrete con me che poi le due cose vanno a coincidere, o per lo meno l’una influenza l’altra.

Ma facciamo un passo indietro. Che cosa intende, il genovese, con la locuzione esco a fare due passi? La passeggiata è una componente fondamentale della giornata di ogni abitante del capoluogo ligure, perché si può ingannare il tempo, rilassarsi all’aperto o anche solo sgranchirsi le gambe e prendersi una pausa gironzolando per la città, per il centro storico, al Porto Antico o in Corso Italia fino a Boccadasse e Vernazzola. O dare un’occhiata alle vetrine in Via Luccoli, ora è tanto che non vado e non so se la crisi degli esercizi commerciali ha sostituito anche lì le insegne storiche con le cineserie che si vedono da queste parti, fare la spesa negozio per negozio a seconda di quello che vuoi preparare per cena. “Vado a fare un giro”, si dice così e poi si prende la porta e via. Questo per dire che c’è la volontà da parte degli abitanti di occupare parti della giornata in questo modo e che, dall’altra parte, c’è una – diciamo – struttura ricettiva dei desideri delle persone piuttosto all’altezza, ovvero spazi comuni destinati anche all’uso efficace dell’ozio, sempre inteso alla latina.

Poi un giorno ti sposti a Milano per una serie di motivi che potete immaginare. Qui è diverso, perché mi sento spesso dire che “esco a fare due passi” non fa parte degli hobby di nessuno, tanto meno dei bighelloni solitari. A nessuno viene in mente di andarsi a fare un giro. Ora non so se sia così per chi vive in centro. Di fatto, qui in periferia sfido chiunque a volersi rilassare in questo modo. Gli spazi comuni sono adibiti a un uso principalmente di spostamento finalizzato: da casa all’ufficio, dall’ufficio all’Esselunga, dall’Esselunga a casa. Perché, a dirla tutta, non è che qui ci siano scorci tali da invogliare alla passeggiata. Forse perché non ci sono punti più alti rispetto ad altri, e la pianura è monotona per chi cerca la contemplazione dei panorami. E poi l’urbanizzazione delle periferie è quasi  tutta a misura di mezzi di trasporto privati e commerciali, al massimo le piste ciclabili, ma per chi cammina c’è ben poco. Gli unici che incontri a piedi che non vanno da nessuna parte sono quelli che corrono per fare un po’ di sport, quindi in realtà stanno andando da qualche parte. Cercano di superare loro stessi per poi ritornare a casa. Quelli che invece incontri e stanno camminando rimani meravigliato di vederli lì su un cavalcavia della tangenziale, in bilico su un marciapiede che non usa più nessuno e nessuno, di conseguenza, lo aggiusterà mai. E se hanno detto a qualcuno “vado a fare due passi”, potrebbe anche esserci sotto un motivo serio. Lo dicessero a me mi preoccuperei.

8 pensieri su “ti passo a prendere

  1. Direi che la geografia é determinante. Io abito in un paese efare due passi puó significare inoltrarsi nella campagna o nel piccolo centro storico o tra le case monofamigliari che un tempo erano campagna. Ma quando abitavo nella periferia, sia pure di una “piccola cittá” non c’era poi molto da passeggiare. Ma la stessa cittá l’ho vissuta anche in centro storico e lí i “due passi” erano belli. Si. Direi che il luogo fa la differenza.

  2. io abito in un paesello con un porticciolo, e una delle frasi classiche è “andiamo a vedere l’acqua” (cento metri più in là)…

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