a Milano

vietato tuffarsi

Se uscite per le strade dei sobborghi periferici di una città come Milano in una domenica pomeriggio di Agosto e vedete solo spazi malconci e deserti, non dovete pensare che sono tutti via, in vacanza da qualche parte. Perché invece sono tutti nella piscina dove vi state recando. Ed è ovvio, non me ne vogliate, che caldo + tempo libero – luoghi di villeggiatura =  acqua o alternative al fresco sia un’equazione logica e valida per tutti. Anzi. Il genio saprebbe trovare alternative valide. Ma il pensiero creativo si scioglie nell’afa e l’istinto segue le vie del diritto naturale, spingendo corpi a immergersi in pozze liquide comuni ingaggiando lotte dettate dallo spirito di sopravvivenza e volte alla conquista di uno spazio vitale. E per una volta passano in secondo piano gli innumerevoli corpi scarabocchiati spesso a cazzo, tra disegni e nomi e le più divinità disparate che fanno degli italiani il popolo più tatuato subito dopo i Maori. Per una volta si può soprassedere sul ragazzino con evidenti problemi di alimentazione in eccesso che balla e canta “Get lucky” dei Daft Punk in costume spalmandosi sulla faccia due gusti che sono meglio di uno. Per una volta si possono ignorare le nudità in eccesso fuori luogo in un sistema che inevitabilmente mette a contatto membra estranee tra loro, nel migliore dei casi con un mezzo conduttore come una quantità di acqua e cloro insufficiente a diluire impurità organiche e, nel peggiore, tramite il vero contatto fisico di epidermidi in evidente stato di sudorazione. Nemmeno fossimo nella natura incontaminata laddove scoprirsi ci rende parte dell’insieme e per ogni centimetro quadrato di pelle abbiamo a disposizione ettari di nulla. Per una volta è il caso di ignorare che su centinaia di persone ammassate in quella fossa comune del divertimento convenzionale solo tre hanno in mano un libro e non uno smartcoso, che non è per fare sempre gli snob ma diamine, questa bulimia informativa di aforismi sgrammaticati non è più sopportabile. Meglio concentrarsi su quegli otto euro a testa, sedici mila lire sia per grandi che per piccini, richieste a pomeriggio inoltrato per due ore o poco più di sofferenza auto-imposta quando dovrebbero pagarci, per vivere in un posto così.

2 pensieri su “vietato tuffarsi

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