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il quinto dei fantastici quattro

Ci sono quelli che a sfiorare le persone vanno in trance e vedono il loro passato. Anche io a mio modo sono un sensitivo. Quando sto vicino alle persone percepisco odori che vorrei essere meno sensitivo, da questo punto di vista. Io non so se capita anche a voi, a me succede forse perché ho un naso sovradimensionato e tutta questa superficie di interfaccia con il mondo esterno ne amplifica la percezione. Ma se così fosse, avendo anche le orecchie piuttosto grandi, dovrei sentire a metri di distanza e invece ho perso qualche frequenza, e se così fosse no scherzo, volevo fare una battuta ma non vorrei sembrare troppo grossolano, non più di quello che sono ecco. Comunque sento gli odori credo più degli altri, perché ogni tanto faccio quelle espressioni come se stessi per vomitare dalla nausea e vedo intorno tutti tranquilli che continuano con i loro tic tic su mouse e tastiera come se fosse tutto normale. Esco la mattina di casa e mi inonda il profumo della mia dirimpettaia che un giorno vorrei farvelo sentire, perché è uno di quelli molto di moda e molto particolari, come quando ero ragazzino e c’era il Patchouli e tutte usavano questo Patchouli che non capivo mai come si pronunciasse e dicevo Paciulli anche se sembrava una specie di parolaccia. Quando mi trovo poi in ambienti nuovi con persone che non conosco lì è un grosso problema perché è difficile anche associare odori – piacevoli e non – con persone, tanto che a volte cerco di chiedermi se sono io la causa di una improvvisa manifestazione olfattiva. Provo a snasare la pelle, i vestiti, apro la borsa per vedere se ho dimenticato qualcosa di dubbio dal giorno prima. Dicono che i propri odori non si sentano più tanto siamo abituati, ma credo che quando il nostro corpo ne genera di nuovi quelli ci sorprendano ancora. Magari ti salta un’otturazione e ti meravigli di quello che una bocca – la tua – può causare. Ma in definitiva sono consapevole che questa specie di superpotere non sia un vantaggio, lo sapete che i grandi paragnosti della letteratura e dei fumetti soffrivano molto della loro condizione e avrebbero barattato il costume da ragno o la vista a raggi x con qualcosa di più alla loro portata, come saper cambiare i sacchetti dell’aspirapolvere o cucire i bottoni sulle camicie. Non per vantarmi, ma ho usato due esempi in cui sono un fuoriclasse. Nel mio piccolo, cerco di tenere un qualcosa a portata di mano da mettermi con nonchalance su naso e bocca quando vengo preso alla sprovvista, e cerco di indovinare nel minor tempo possibile la persona da cui stare alla larga e comunque mi allontano. Parto sempre dal presupposto che la causa sia la mia pelle così, se poi è vero, tanto meglio per tutti.

6 pensieri su “il quinto dei fantastici quattro

  1. un post, un naso! sembra scritto da me, davvero. anch’io patisco per gli afrori altrui, tantissimo. quando arriva maggio, ma anche in questi gironi di similcaldo, appena in classe dico ai ragazzi di spalancare le finestre chè il prodotto di risulta delle attività ormonali sono armi di distruzione di massa. e non parliamo delle scarpette da ginnastica! e non parliamo della collega che sbandiera un bouquet fiorito di canfora e sudore. basta, altrimenti questo diventa un commento dell’orrore!

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