Collin Gabriels, “Il cammino è chiaro”, ed. Charismatic

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora

Arthur ha cinquant’anni – che combinazione, io li compirò tra meno di un mese – e le dita arrugginite. Anni di studio e di pratica del pianoforte e degli strumenti a tastiera per poi sprecare un innato talento per l’indipendenza degli arti superiore su di un pc senza emettere alcun suono, peraltro, se non quello della delusione che accompagna ogni input di un data-entry qualunque. Arthur ha due grandi passioni. La prima sono i Genesis al completo, nel senso di quelli veri con Peter Gabriel e Steve Hackett, la seconda non è ancora comparsa sulla scena e ve la dico dopo anche se si chiama Rebecca.

Arthur ha studiato molto la musica classica da ragazzino e il rock progressivo dei Genesis con tutti i suoi rimandi alle sonorità colte è stato, oltre a un valido trait d’union tra i due mondi, l’unico espediente per convincere i suoi genitori e il suo insegnante di piano che il genere di cui si era invaghito non era certo il rock di certi ciarlatani capelloni drogati. Anzi, i pezzi dei Genesis sono così complessi che nemmeno uno con una buona tecnica pianistica come la sua e malgrado le ore di esercizio che spende ogni giorno per prepararsi agli esami del conservatorio è in grado di saperli riprodurre. L’informatica musicale non è ancora stata inventata, o almeno quella consumer, e non essendo disponibili gli spartiti delle parti delle canzoni l’unico modo è munirsi di cassetta, mangianastri, tanto orecchio e tanta pazienza per riuscire a impararli.

Firth of Fifth, poi, è la sua bestia nera. Ci prova e ci riprova in diverse fasi del suo percorso di studi, sperando che esercitarsi su Mozart, su Bach, su Chopin e su Beethoven gli permetta di carpire i segreti dell’intro di piano di Tony Banks ma senza successo. E il peggio subentra quando, ormai adolescente, inizia a bazzicare gli ambienti dei musicisti pop e rock locali e scopre che ci sono altri meno titolati di lui che, anche solo sfruttando un orecchio molto sviluppato, ci sono riusciti. Li sente riprodurre Firth of Fifth con una precisione che lo manda in bestia.

Ma non è questa la delusione che, con il tempo, lo induce ad allontanarsi dalla musica suonata. Intraprende altre strade che lo portano in altri settori professionali tanto che ritroviamo Arthur oramai più che adulto nel secondo capitolo della storia. Siamo abbondantemente nella seconda decade del nuovo secolo in un mondo dominato dalla rete e dai social media. Arthur ha appeso le tastiere al chiodo, per così dire, ma non si è mai stancato dei suoi ascolti, soprattutto grazie a quella miniera di contenuti video e audio che è Youtube. Setaccia i canali dedicati ai suoi gruppi preferiti, i Genesis in primis, fino a quando tra i contenuti suggeriti un algoritmo beffardo inizia a proporgli clip di cover band, tribute band, solisti, tutorial e quant’altro con gente che ripropone i brani di Collins e compagni.

Così viene a scoprire decine, centinaia, migliaia di emuli di Tony Banks che ripropongono in versioni impeccabili proprio l’intro di piano di Firth of Fifth. Ecco così che la frustrazione fino ad allora sopita riemerge e assume le sembianze della follia. Arthur vuole ancora una chance malgrado gli unici tasti che percuota siano quelli di un portatile Lenovo. Così inizia a documentarsi su tutti quei virtuosi della tastiera e da allora l’unico obiettivo che si pone è quello di sterminarli uno ad uno. Le polizie di tutto il mondo brancolano nel buio perché, almeno in apparenza, un motivo in grado di legare tutti quegli omicidi seriali non è così semplice da individuare.

La storia ha una svolta nel terzo e ultimo capitolo e non preoccupatevi, non ho intenzione di spoilerare il finale. Arthur si mette sulle tracce di Rebecca, una affascinante pianista che registra interpretazioni personalizzate dei brani dei Genesis in chiave gotica e in video struggenti. Arhtur riesce a conoscere Rebecca e lì, lungo alcune esecuzioni a quattro mani dei brani di “Selling England by the pound” nasce un amore da togliere il fiato a tutti, persino a Peter Gabriel se si unisse alle jam sessions tra i due. Non so ancora come vada a finire la storia. Arthur comunque ha lasciato dietro di sé una scia di sangue troppo ingombrante, e anche se Rebecca è disposta al perdono la giustizia deve fare il suo corso, lungo un fiume in costante cambiamento.

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