smells like garlic spirit, ovvero raggiungere il nirvana dei sensi con l’olfatto

Pubblicato il Pubblicato in a Milano, Spazio Pour Parler

Io non sono razzista leghista contrario all’immigrazione intollerante, cioè lo sono e molto ma non a proposito di meltin pot e di mutazioni socioculturali dovute al tessuto etnografico in evoluzione. Cioè, in realtà a volte lo sono anche lì, ma non per partito preso, ecco. Solo in caso ci siano buoni motivi. Per esempio sto facendo i conti con nuove esperienze sensoriali, oramai realtà da accettare così come sono perché pienamente impiantate nel nostro quotidiano, tuttavia la mia sensibilità ne viene messa continuamente sotto sforzo. E ogni volta devo impormi che il suddetto substrato razzista leghista contrario all’immigrazione intollerante non faccia capolino e soverchi la componente accondiscendente e razionale che mi consente una dignitosa convivenza civile con tutti, razzisti leghisti contrari all’immigrazione a parte.

Sarà il mio naso di taglia xxll, un attributo da superdotato che mi fa trarre il massimo godimento dall’apparato olfattivo. Probabilmente, maggiore è la superficie epiteliale dedicata al senso, superiore è la quantità di impulsi percepiti? Quindi chi ha occhi grandi vede più cose? C’è più gusto per chi ha la bocca larga? Gli omoni con le manone sono più sensibili? Chi lo sa. Sta di fatto che, da sempre, credo di sentire profumi e puzze con maggiore intensità, mi accorgo di questo paragonando le mie reazioni con quelle di chi mi sta vicino, ogni volta che accade qualcosa di eclatante. E il mio nasone ha registrato nuovi odori nel campionario collettivo, immessi e condivisi proprio dalle nuove ondate migratorie, almeno credo. Perché solo da qualche anno il mio equilibrio, nel bene e nel male, subisce alterazioni di intensità variabile. Qualche esempio?

1. Alterazione dell’equilibrio elevata di segno positivo. La sede di uno dei miei clienti è in un palazzo anni ’20 del centro, zona Piazza Repubblica. Quelli che ancora hanno il portinaio. Che, a proposito di lavori snobbati dagli autoctoni, è indiano, e vive lì con la sua famiglia. Bene, ho avuto appuntamenti dal cliente in questione a qualsiasi ora del giorno feriale. E a qualunque ora, con vette nelle ore di punta della vita famigliare, ovvero i pasti, il profumo del curry si sente in un raggio di una decina di metri dal portone, fino all’ultimo piano, l’ottavo, dove il mio cliente ha l’ufficio. Io vado matto per il curry, insieme al salame è l’unica fragranza a procurarmi seri problemi di ipersalivazione, la cosiddetta acquolina in bocca. Per farla breve sbavo durante gli incontri di lavoro, è una gag che il mio cliente apprezza, mi rende simpatico ai suoi occhi (più di quanto lo sia senza curry) e mi approva sempre i progetti con mille complimenti. La sostanza in questione, il curry, è quindi catalogabile come: profumo.

2. Alterazione dell’equilibrio elevata ma di segno neutro (i segni positivo e negativo si equivalgono, a seconda dello stato d’animo). Qui, metro più metro meno, c’è un noto (per chi abita nella zona) aromificio. A parte la mia ignoranza, non pensavo infatti potessero esistere gli aromifici. Tanto meno in aree abitate. A meno che come aromificio non si intenda un banalissimo deposito di spezie. Boh. Fatto sta che ho scoperto l’esistenza dell’aromificio proprio per l’invisibile massa odorosa che investe il passante che transita di lì. Una sorta di nube impalpabile e (spero) non inquinante che a seconda di variabili indefinite (produzione in corso? percentuale di aromi disponibili? umidità e pressione atmosferica? tasso di polveri sottili presenti nell’atmosfera?) assume sfumature di intensità diverse. Mi rivolgo quindi alle persone che soffrono di nausee: attraversate la strada e recatevi sul marciapiede opposto. Meglio non rischiare. La sostanza in questione, varie, è quindi catalogabile come: profumo o puzza. Dipende.

3. Alterazione dell’equilibrio elevata di segno negativissimo. Haimè, non credevo di dover, prima o poi nella mia vita, fare i conti con uno dei miei principali nemici. L’aglio. Mi piace il sapore mescolato nei cibi, ma come olezzo mediato dall’uomo mi rivolta lo stomaco come un calzino. Soprattutto la mattina presto. E avete capito a cosa mi riferisco. Chi viaggia sui mezzi pubblici avrà già fatto i conti con questo nuovo trend, inevitabile perché probabilmente si tratta di una tecnica di auto-isolamento tipica di alcune culture. Ma che mi fa sbarellare. D’inverno mi avvolgo naso e bocca nella sciarpa, d’estate mi tocca spostarmi. Brevetterò allora il biglietto della metro in chewing-gum al sapore menta ultra-strong, da masticare obbligatoriamente dopo l’obliterazione. Anzi, la convalida del biglietto avverrà proprio tramite masticazione da parte dell’utente. Per chi ha l’abbonamento? Ehm, non ci ho ancora pensato. La sostanza in questione, aglio, è quindi catalogabile come: letale. Sempre.

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