la teoria dei moduli

Pubblicato il Pubblicato in quattro stagioni (rossa), scripta manent

La teoria dei moduli è un semplice sistema di valutazione della vita, più propriamente l’unità di misura della stessa. Possiamo considerare il modulo base una settimana, perché il giorno di 24 ore di per sè è troppo breve da avere dignità di matrice. Voglio dire, ti svegli e sei già in ufficio, il lavoro ti assorbe e fai una pausa pranzo che dura niente e poi c’è l’altra metà della giornata. Ed è subito sera, e non è per fare il verso a un poeta, ma oggettivamente basta un attimo e sei già a letto bello che addormentato. C’è una metafora abbastanza diffusa, per questo modulo, quella dello scivolo. Il giorno è la scaletta per salire, la sera è la pedana dove aspetti che la pista sia libera, la notte ti lasci andare giù ed è un attimo e suona la sveglia. Ed è sempre il tuo turno.

Metti sette di queste nullità temporali insieme e hai il modulo propriamente di partenza, la settimana. Non vi sembra sempre lunedì, o sempre venerdì (meglio)? È la settimana, che è breve anche se si ha il sabato feriale. Ora, i moduli-settimana si esauriscono che è un piacere, anzi un dolore. E pensare che è sufficiente mettere quattro virgola qualcosa moduli base insieme ed è già passato un mese, è già tempo di rinnovare l’abbonamento. Tre moduli-mese da quattro virgola qualcosa e hai una stagione o un quarter fiscale, a seconda se sei persona fisica o filiale di multinazionale. Qui già iniziano ad essere blocchi sostanziosi, in tre moduli-mese ne succedono di cose, vero? Tant’è è un attimo che fai il cambio degli armadi – persona fisica – o tagli budget se sei un’azienda e le cose vanno male. Così quattro di questi blocchi trimestrali, pur diversi tra di loro, e si compie l’unico vero modulo ricorsivo, l’anno solare o anno fiscale. Ma consideriamolo nella sua accezione consumer, ovvero da gennaio a dicembre.

Sembrano tanti, vero? Macché. Mettiamo in linea a ritroso dieci di questi blocchi, ecco un ponte modulare tra gli scontri in Val di Susa e quelli del G8 di Genova, stessi protagonisti. Funziona anche per argomenti più leggeri: venti moduli-anno e ti ritrovi a Seattle, aggiungi un altro modulo da 10 e sei in pieno post punk a Manchester. Il vero problema è provare a proiettarli in avanti. Massimo cinque moduli-decennio, se avrò fortuna, e il mio raccoglitore sarà pieno. E non sono ammessi esuberi.

La teoria dei moduli si applica anche alle distanze geografiche, il cui modulo base è l’isolato. Ma questo è un altro post. Qui sotto, invece, un utile strumento per rendersi conto che non c’è tanto tempo per pensarci su.

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