radiolina

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Tutti lo chiamavano “gola secca” ma noi lo chiamavamo Radiolina perché la sua voce ricordava quegli apparecchi a bassa fedeltà audio che trasmettevano “Tutto il calcio minuto per minuto” e che gli appassionati tenevano incollati all’orecchio la domenica pomeriggio, durante le passeggiate a spasso nel centro o sul lungomare con la famiglia al seguito. Radiolina non si vedeva ma lo si sentiva e basta. Il suo timbro si diffondeva ovunque per una legge dell’acustica tutta particolare, come quei portici di Bologna in cui se parli rivolto a una colonna senti il tuo interlocutore nel punto opposto. Ovunque stanziasse nella stazione di Genova Principe, da lì irradiava le sue trasmissioni pubbliche, il suo incessante e incomprensibile monologo di cui i più giovani facevano a gara a cogliere le parti più scurrili. Radiolina costituiva una presenza costante di quell’ambiente, come gli annunci dei treni in ritardo, le rotelle dei trolley sulle mattonelle, le ali nei voli pericolosi dei piccioni nella hall. Era impossibile resistere alla tentazione di cercare da dove provenisse quel sottofondo metallico di spoken word. I colori neutri degli abiti dimessi di Radiolina lo rendevano invisibile, perfettamente mimetizzato nello sfondo come uno di quei giochi della Settimana Enigmistica. Il vero nome di Radiolina è Roberto Maini ed era un talentuoso pittore. Non conosco la sua storia e non so perché vivesse per strada ma con una folle e paradossale dignità. La stazione di Genova Principe era la sua casa, i pendolari il suo più affezionato pubblico. Ho trovato questa chiacchierata di Radiolina registrata nel 92 alla Panteca, un altro posto altrettanto surreale di una città incredibile e complessa come poche altre nel momento del suo massimo splendore.

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