alti e bassi di fedeltà sonoragruppi in cui vorrei suonarepezzi che avrei voluto comporre io

questione di genere

Tenete conto che mentre impazzava il grunge, noi addetti alle macchine elettroniche dotate di tasti bianchi e neri eravamo i meno richiesti, anzi sembrava che nessuno sentisse la nostra mancanza. Giusto qualche esagitato metallaro con tendenze industrial o i punk dal rumorismo incontrollato ci consentivano di amplificare sampler e tastiere. I primi solamente se in grado di riprodurre trapani, trivelle e noise delle peggiori nefandezze, i secondi solo se intercettati da un distorsore. Un gran bordello insomma. Così, dalla nostra lontana colonia di esilio, salutammo con un anelito di speranza l’uscita di Blue Lines dei Massive Attack, ancora molto acerbo e troppo in anticipo sui tempi tanto da essere considerato né più né meno di un album di pop dance raffinato. Unfinished Sympathy, pensata per i club, passava alla grande in discoteca, non in tutte, ma la voce soul e il loop breakbeat non sembravano certo il primo passo verso uno dei generi più caratterizzanti degli anni 90 passato alla storia come trip hop, di cui di questi tempi si celebra il ventennale. Da Bristol questo mix di un po’ di tutto si svilupperà in molteplici sottogeneri ed evoluzioni, si unirà ad altri sound, percorrerà strade e spopolerà ovunque. Lo troveremo dall’India al Brasile, dal Belgio al Canada sino all’Africa e all’Italia, addirittura cantato in dialetto. Insomma, per chiudere come farebbe un vero giornalista musicale, venti anni e non li dimostra. Lunga vita al trip hop, abbiamo detto qualche anno dopo quanto è stato coniato il termine. Oggettivamente, noi addetti alle macchine non ci siamo mai divertiti così tanto.

ops, volevo dire:

2 pensieri su “questione di genere

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