se proprio ci tenete a saperlo, ecco come è andata

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Non potete immaginare la mia sorpresa quando noto le pantofole spuntare dalla borsa di plastica. Quel modello di calzature da casa che non vedevo da anni, ne possedevo un paio identico che consideravo preziosissimo perché erano chiuse dietro, avevano una suola anti-scivolo e mi consentivano quindi non solo di giocare interminabili sfide calcistiche da solo in casa, ma anche di auto-convincermi nella consapevolezza di riuscire a emulare i tiri di punizione a foglia morta di Mario Corso, già abbondantemente al termine di una gloriosa carriera sportiva, con una pallina da tennis. Erano pantofole blu con dei ghirigori rossi sulla punta in materiale invernale adatto agli appartamenti di una volta, in cui se non ti coprivi avevi freddo, e sono certo di averne patito la fine del loro ciclo di vita quando il mio piede si è prolungato al numero successivo rispetto a quello e, vuoi il cambio di stagione, vuoi i gusti in evoluzione a quell’età e in quegli anni, non sono state più confermate.

Così la meraviglia nel rivederle è difficile da descrivere e mi distrae proprio mentre mi chino a scrivere i miei dati sul modulo di registrazione che mi viene fornito alla reception. La borsa di plastica, con quelle pantofole e tutta una serie di indumenti che si direbbero usati e oggetti vari, è proprio a fianco del banco dell’accettazione, ma l’aspetto sorprendente è che non appena sottoscrivo con la mia firma uno di quei fogli stampati in corpo sei pieno di norme sulla privacy e articoli e commi che nessuno legge mai, l’hostess la afferra e me la consegna con un sorriso fin troppo fuori luogo ma probabilmente direttamente proporzionale al suo cachet orario in quel ruolo da freelance.

Cerco di appartarmi dopo essermi sottratto al resto della coda che dietro di me si accinge a fornire a sua volta le proprie generalità. Trovo due cataste di sedie impilabili che mi ricordano quelle dell’oratorio delle prime feste e dei primi tormenti ormonali e, provato dalla temperatura eccessiva per la stagione, mi libero della giacca del completo business che qualcuno ha scelto per me – forse perché l’unico mai posseduto – e indago sul contenuto di quel gadget senza dubbio originale. Dopo anni di eventi di lavoro in cui ho accumulato block notes, cartelline, penne e chiavi USB, per la prima volta trovo indumenti e oggetti curiosamente familiari.

Sotto le pantofole da casa dei tempi delle elementari trovo il mio vecchio chiodo, quello molto più tardo, compagno di notti trascorse su giacigli improvvisati in rumorosi centri sociali, momenti di gaio pogo sotto il palco di cover band sconosciute, donato infine a qualcuno in cambio di una promessa poi mai mantenuta. Sotto il datato giubbotto di pelle consumata ecco invece un raccoglitore in plastica di foto. Nella prima ci sono io con un ciuffo che oggi farebbe ridere chiunque in mezzo a una classe quasi interamente femminile, poi una serie di istantanee di una vacanza a Bologna, a casa di un tipo che viveva in una specie di sottoscala in un campanile, senza elettricità.

In fondo alla borsa trovo addirittura un volume Garzanti economico di un poeta italiano del cinquecento, e il frangente in cui ricordo di averlo acquistato – una libreria sul lungomare e una persona che si lamentava del modo in cui spendevo i miei risparmi, senza considerare il fatto che il libro era in offerta – mi permette di comprendere il nesso. Rimetto tutto nella borsa di plastica e mi trovo a sorridere perché immagino così anche il momento in cui ci si rende conto di essere in un posto oltre la vita, in cui non solo ti ridanno il tuo corpo nella migliore condizione in cui risulta essere stato in base a un archivio di dati raccolti nel corso degli anni, ma ti restituiscono pure tutte le tue cose.

Al momento del rilascio del consenso te ne consegnano qualcuna, giusto per sincerarsi che sia davvero roba tua. Poi ti forniscono un vero e proprio magazzino come quei posti dove puoi lasciare i tuoi mobili quando ti trasferisci ma non hai ancora una sistemazione definitiva e ti occorre uno spazio in cui depositarli prima di prendere possesso della nuova casa che magari non è ancora pronta.

E infatti nella seconda di copertina della brochure di cui la ragazza alla reception poco prima mi ha fatto omaggio trovo una tessera plastificata come quelle che negli alberghi ti fanno entrare e uscire dalla camera. Leggo un numero, una data che è quella della mia nascita e un’altra che non riesco a collegare a nulla di importante. Poi noto uno striscione pubblicitario appeso alla parete di fronte, è della società sponsor che si occupa di ritirare attrezzature da fallimenti e di rivenderle a privati e aziende a prezzi vantaggiosissimi. Cerco di memorizzarne l’indirizzo, sono certo che potrei trovare qualcosa di interessante.

3 pensieri su “se proprio ci tenete a saperlo, ecco come è andata

  1. Pantofole, chiodo, anch’io ho bei ricordi di questi oggetti della mia infanzia, solo che non ho proprio idea dove possano essere finiti! :-

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