a lungo termine

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Avete mai fatto caso che molte delle cose che ci entusiasmano di più, o che seguiamo con maggiore appartenenza e partecipazione, c’entrano con la morte? Io nutro un forte e ossequioso interesse per le civiltà preromaniche e per la Resistenza partigiana, giusto per fare due esempi, ma ogni volta in cui mi trovo al cospetto di una necropoli o del 25 aprile, ecco che mi viene sbattuta in faccia una quantità di cadaveri così ampia – in foto, sotto forma di lapide o di urna cineraria – da lasciarmi sbigottito. D’altronde, riconoscerete anche voi il fatto che la storia o anche certe cose del passato, faccio un esempio meno cruento e dico David Bowie o Kurt Cobain, pullulano di defunti. Quanti miliardi di persone sono già scomparse dalla comparsa dell’uomo sulla Terra? Quanta gente ci ha lasciato le penne (immeritatamente o meritatamente) dall’8 settembre del 43 alla Liberazione? Fate voi i conti e aggiungete qualche unità in più, se ci spingiamo fino al 28 aprile e ai fatti di Dongo.

Per non sembrare il solito depresso e parlare solo di cose lugubri e sepolte (quando si è riusciti a trovare i corpi, perché in certe stragi opera dei bisnonni dei melo-lollobrigidiani a volte erano talmente conciati male che boh, pensate alle Fosse Ardeatine o a certi eccidi in Toscana) ho deciso che cercherò di considerare argomenti come questi solo dal punto di vista della vita. Ieri, al corteo di Milano, ho trovato un punto privilegiato che mi ha permesso di osservare un po’ più dall’alto – sfruttando anche la mia statura – la gente sfilare, dicono più di 100mila, ciascuno dietro ai vessilli da cui si sentiva più rappresentato. Ho visto almeno una dozzina di partiti riconducibili ai valori della sinistra, roba che se votassero tutti il PD come me saremmo ben oltre la maggioranza di questo paese. Ma non è questa la sola cosa che mi ha colpito. A differenza delle scorse edizioni, qui a Milano c’erano tantissimi ragazzi. Ma davvero tanti e di tutti i tipi, dagli scout al Leoncavallo. C’era davvero tanta vita, tanto futuro, tanta speranza. Non so come farò a trovare altrettanto ottimismo a proposito di Osci e Sanniti, ma sono sicuro che da qualche parte prima o poi incontrerò un corteo di studenti di archeologia che mi farà cambiare idea.

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