alti e bassi di fedeltà sonora

la cartolina con l’uomo che si tuffa

Sono stato a New York verso la fine degli anni novanta e all’ingresso del MOMA c’erano delle postazioni multimediali dalle quali si potevano inviare le cartoline virtuali personalizzate del museo. Si trattava di un gadget elettronico abbastanza diffuso in quell’embrione dell’Internet che stava per esplodere. Bastava scegliere il soggetto, scrivere l’indirizzo del destinatario e del mittente, si componeva il testo e si premeva il tasto per l’invio. In rete esistevano numerosi siti che offrivano quel tipo di servizio, molto sfruttato per ricorrenze come il Natale o i compleanni dei propri cari. L’Internet era in quella fase in cui nessuno immaginava dove si stesse andando a parare e quindi si poneva come la versione digitale della realtà al di qua dello schermo. Le cartoline, il villaggio globale, l’agorà telematica in cui, per forza di cose, si parlava ancora uno per volta e con latenze oggi impensabili per un ambiente basato sul web. Mi sono venute in mente le cartoline del MOMA perché la mia edizione di “Wish you were here” originale del 1975 è priva della cartolina che ritrae l’uomo che si tuffa con quell’effetto del riflesso nell’acqua che, ai tempi, era straordinario tanto quanto il tizio in copertina che prende fuoco con una stretta di mano. Probabilmente la cartolina – un formato vero e proprio con tanto di spazio sul retro per la compilazione e l’affrancatura – è finita appiccicata su uno dei vari diari di Linus che si sono avvicendati nella mia vita da studente o magari l’ho davvero scritta e spedita a qualcuno, chi se lo ricorda. Mi piacerebbe però averla perché chi colleziona dischi ci tiene all’integrità dei pezzi della sua raccolta. Non che abbia intenzione di vendere un disco come “Wish you were here”, però il fatto che sia incompleto mi trasmette un senso di disagio che non so spiegarvi. Il fatto è che a certe cose non si riesce a resistere. Ho ricevuto ieri l’altro il disco di Liberato che, come unico extra, contiene l’adesivo con il logo del cantante. Mentre spacchettavo il 33giri è passata vicino mia figlia – fan quanto me – e non ho resistito a darglielo in dono. Ho capito così che, per la cartolina dei Pink Floyd, dev’essere successo lo stesso. Il collezionismo non va d’accordo con la gentilezza. Ciò non toglie che tornerei indietro nel tempo solo per impedire a un’intera generazione di disfarsi della cartolina dell’uomo che si tuffa di “Wish you were here”.

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