alcuni aneddoti dal mio futuro

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la città

Posso immaginare, come si sta vantando un visitatore in coda alle mie spalle, che Roma, vista da quell’altezza, sia un’altra cosa. Credo che, in generale, vedere dal quarantesimo piano di un grattacielo qualunque città abbia un suo perché. Ricordo Parigi dalla Torre Eiffel, anche se dall’ultimo piano, quello in cima in cima, i metri sono così tanti da rendere superflue persino le vertigini. Sembra di osservare la terra da un volo aereo, non trovate? Per non parlare di New York vista dall’Empire State Building, ecco, già l’esperienza si avvicina di più, anche se New York non ha paragoni, su questo sono certo che nessuno può dimostrare il contrario. La vista dall’alto trasmette il controllo sul territorio, non a caso la storia delle fortezze e dei presidi di osservazione è vecchia quanto l’uomo. Anche il fascino della vetta per gli alpinisti è voltarsi, a fine impresa, e guardare sotto.

Certo, se questo palazzo fosse stato costruito a Roma, l’effetto sarebbe un altro. Beh, grazie, anziché il quartiere dell’Isola vedremmo i Fori Imperiali, al posto delle gru nel cantiere della nuova fiera ci sarebbe, non so, Piazza San Pietro. E sono certo che al posto di questo smog che facciamo finta di chiamare foschia di autunno, ci sarebbe un bel cielo terso e azzurro. Ma qui, al quarantesimo piano del nuovo palazzo della Regione Lombardia, che oggi era possibile visitare, si gode una vista mozzafiato di una città che comunque mi incanta per la sua estensione, per l’eterogeneità e l’irregolarità dei quartieri, a partire da quello qui sotto. Un città sicuramente piena di difetti, e chi non li ha, difficile, stramba e contraddittoria, che vista da giù malediresti, anzi, la maledici ad ogni automobilista che rallenta e ti fa perdere il giallo al semaforo. Ma a piedi già è diverso, camminando con il naso all’insù ad ammirare gli ultimi piani dei palazzi nei quartieri più carini, ricolmi di piante e alberelli, alcuni dalla strada sembrano vere e proprie foreste.

E da quassù è bello leggerla come su una pianta stradale, un googlemaps vivente, cercare casa tua anche se mancano i punti di riferimento. Poi i siti di interesse, quelli più celebri, i monumenti, il Castello, il (poco) verde, le vecchie case, alcune messe maluccio, che contrastano con le nuove linee pensate dall’archistar di turno, le curve che salgono verso il cielo. E sì, viene da pensare che probabilmente non era il caso di costruire un nuovo palazzo della Regione, tanto più che la precedente sede è quella delizia architettonica di Gio Ponti, e che chissà che movimenti sotterranei di appalti e subappalti, mazzette e gare truccate, magari qualche infiltrazione di quelle che certi campanilisti negano fino alla morte. Vabbè, non rovinatemi questo momento, ho un debole per Milano, e me la godo da qui.

2 commenti su “la città

  1. Torno dal centro dopo una giornata di lavoro, una di quelle giornate dove il lavoro mi a salvato. sa umori e amarezze, dove respirare carta mi fa stare meglio. Oggi nella zona dove lavoro c’era bella gente, forse anche più curiosa e più predisposta ad apprezzare.. quando si ha tutti i giorni una cosa, non la si vede più, non è un “luogo” comune.
    Il centro…Milano…io la odio (quando mi ritrovo a diventare talmente tirata dalla velocità che essa mi impone) e mi piace al tempo stesso..

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