apologia del giornalino

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Osservo mia figlia tutta immersa nella lettura di Focus Junior, dopoché ne ha bramato l’arrivo nella cassetta della posta per più di un mese, a causa di un ritardo dell’avvio del prezioso abbonamento che le è stato regalato a Natale. La osservo con l’invidia del piacere che danno i giornalini, una parola che pronunciavo più da decenni e, a dirla tutta, nemmeno pensavo esistessero più, un po’ per il solito motivo dell’Internet e del digitale che se li porta tutti via, un po’ perché dall’ultimo giornalino che ho acquistato in edicola ne è passata di acqua sotto i ponti. Ora, non voglio entrare nel merito qualitativo dei contenuti, ho dato un’occhiata veloce a qualche numero in emeroteca e non mi sembra ci sia nulla di nocivo e deviante per l’intelligenza dei nostri ragazzi, a differenza di Focus senior di cui invece ho letto comparazioni con la letteratura giacobbesca e voyageristica. Almeno spero, ditemi voi. Io come al solito mi limito agli aspetti evocativi dell’atto di starsene sul divano con il giornalino aperto davanti, sfogliare quell’alternanza di articoli e storie a fumetti, le lettere dei lettori, qualche pubblicità, qualche inserto speciale, le strisce umoristiche, un passatempo che è su misura per un’età ben precisa, e avete capito quale. Il giornalino che un tempo invece era sempre un po’ borderline perché c’erano in commercio quelli che poi hanno preso una deriva un po’ zozza, con attrattive ben più esplicite rispetto a Billy Bis o a l’Eternauta, per non parlare invece di altri tipi di giornalini dichiaratamente spinti, che era meglio nascondere in casa. O il Giornalino con la G maiuscola, quello che si trovava e si trova tutt’ora in chiesa delle edizioni paolotte o giù di lì. A cui comunque anche mia figlia ho visto interessarsi. E non confondeteli con gli albi di fumetti o i topolini, che divoravo pure io all’ora di merenda ma molto prima, seduto sulla mia sedia preferita con un etto di focaccia in mano. Già, dove sono nato, trovare uno snack buono ed economico è molto più semplice che da altre parti. Focaccia e giornalini erano una risorsa all’altezza di tutte le tasche. E niente: poi nella vita, crescendo, i settimanali e i mensili musicali hanno preso il sopravvento fino all’ultima svolta che si prende in gioventù, quella a causa della quale in casa proprio non ci riesci proprio più a stare. Lo sapete, così, come finisce questa piccola riflessione. Mi metto sul divano anch’io finché ci si riesce a stare in due, mia figlia immersa in Focus Junior, io che guardo lei e il suo giornalino perché comunque quella è una buona occasione – l’unica – per vivere tutto una seconda volta, anche se non bisogna farsene accorgere altrimenti l’incantesimo svanisce.

15 pensieri su “apologia del giornalino

  1. Questa immagine di voi due sul divano con il giornalino è di una bellezza senza pari.
    Vado via, piano, senza far rumore…non vorrei disturbare mentre rivivi tutto una seconda volta. Ciao Plus, applausi!

  2. Focus Junior è un’ottima rivista scientifica per i ragazzi. Bravo papà Plus che alimenta il cervello della figlia con queste sane letture. Ciaooo

  3. e pensa che focus di questo mese – m’è cascato l’occhio sulla copertina in edicola – pare parli di paternità (va di moda parlare di “padri moderni”, no?).

    un declino peggiore di focus, solo airone. sigh.

  4. FOCCACCIA E GIORNALINI = PURO AMORE.
    Anche dove sono nata io c’è la foccaccia 🙂

    Comunque, ormai, è qualche anno che anche io non sono più in età da giornalini… e leggendo, ho provato in po’ di sana invidia verso tua figlia!!! Che bella età 🙂

  5. Qui da me abbiamo imparato a memoria Calvin & Hobbes di Bill Watterson e ci stiamo attrezzando per imparare a memoria Tutto Mafalda di Quino. Topolino non ha attaccato, ancora. Julia è per adulti, ma qualche numero ho dovuto spiegarlo, perché non ci facciamo mancare nulla qui. Manara è nascosto non so dove, ma prima o poi… e non credo lo leggerà con me. 🙂

    Focus Junior non lo conosco. Se mi capita lo provo.

    Stare a leggere con i propri figli un giornalino è una delle cose per cui vale la pena vivere.

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