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Rossana sa di chiamarsi come una caramella fuori moda e ha descritto in un racconto pubblicato sul quel blog che raccoglie contributi di aspiranti autori (la più diffusa anticamera del self-publishing) la sensazione di aver scoperto che qualcuno ha davvero parlato di lei. «Non ho fatto fatica a riconoscermi», scrive nel suo pezzo. «Ho rintracciato diversi riferimenti agli incontri che aveva avuto con quel tale in alcuni dei passaggi narrati, a partire dai nomi in codice dei punti della città in cui amavano incontrarci». Comunicavano solo tramite sms nemmeno si trattasse di un canale cifrato della sicurezza nazionale, e l’unica volta in cui uno dei due ha superato la barriera della chiamata vocale l’altro ha compreso subito l’emergenza riflettendo su quale comportamento adottare mentre leggeva il nome sul display che squillava e si illuminava come se si trattasse di un ologramma. «Nella paura che scaturissi fuori da lì come un genio dalla lampada», continua Rossana, «si è affrettato a trovare una battuta efficace per avviare la conversazione e esordire nella risposta». Mi sembra di vederli, mentre comprano focaccine da consumare sulla panchina con vista sul moderno ingresso della sede della start-up in cui sognano di essere assunti in coppia, nemmeno coprissero mansioni complementari. «Mio padre lavorava come ingegnere di produzione nella più conosciuta azienda di stampanti industriali prima che gli smartphone condensassero nella loro tecnologia anche la componente visiva delle nostre vite, oltreché quella sociale», gli racconta tra un morso e l’altro, consapevole del fatto che le briciole attirano i piccioni e che nessuno, dal vivo, si esprima così. Una rivelazione ineccepibile, però, dal punto di vista della sintassi, pronta per essere riportata scritta da qualche parte. Chiacchierano seduti in linea, mai di fronte. Poi si precipitano al supermercato sotto casa di lei. Una sede storica: a quanto risulta dalle foto incorniciate sui muri deve trattari del primo aperto in tutta Italia. «Io gli ho comprato un pain au chocolat industriale, lui una stecca di Novi al latte», così Rossana conclude il racconto di quel momento, nella sua versione dei fatti, tutta da verificare. «Oltrepassate le casse, ce li siamo scambiati come fossero regali di natale, nascondendoli dietro la schiena come in quel film della nouvelle vague in cui i due innamorati fanno finta di farsi una sorpresa. Sembrava dovessimo baciarci, ma forse mi sono sbagliata io».

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